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Feisbum


15.05.2009 - Giulia Dalla Negra

www.facebook.com

Chi almeno una volta non ha digitato questo indirizzo web. Chi non ha provato a iscriversi se non per qualche ora al social network più utilizzato negli ultimi tempi, con il desiderio di ritrovare il proprio compagno di banco dimenticato da anni, o con la curiosità di fare nuove amicizie e perché no piacevoli incontri.
Chi non si è mai trovato a parlare di questo fenomeno socio-virtuale, pur dichiarando fermamente di non volerne fare parte, nella ferma convinzione di difendere la propria privacy.
Facebook ha rivoluzionato, in un lasso di tempo davvero molto breve, le modalità di interrelazione personale, creando una sorta di nuova polarizzazione dei rapporti umani. Trovarsi nelle maglie di questa rete implica una scelta di carattere sociale: l’utente decide di condividere parte della propria vita, attraverso foto, testi e pensieri, con altri utenti che in alcuni casi neanche conosce personalmente.
Quando la struttura della relazione si modifica, gli strumenti di critica alzano immediatamente lo sguardo (e la guardia). E così il cinema, primo mezzo di riproduzione virtuale del reale, decide di analizzare da vicino il mondo di Facebook, attraverso un film a episodi dal titolo ammiccante: Feisbum.
Feisbum è una commedia all’italiana che descrive con un pizzico di sarcasmo quella che può essere definita come la matrice attuale delle ansie e dei desideri contemporanei. Solitudini, perversioni e passioni senza freno attraversano il web e lo schermo cinematografico, che ne mette chiaramente in luce il carattere grottesco. La divisione in episodi è il vero punto di forza del film: sette registi per otto storie che raccontano ciò che accade quotidianamente a chi gestisce la propria vita interpersonale su Facebook. Si passa da una ragazzo talmente geloso da perdere (oltre alla fidanzata) la propria identità (Siempre di Mauro Mancini), alla vicenda di un uomo prigioniero di una realtà monotona che trova un po’ di evasione attraverso un account fittizio, quello di un ragazzo bellissimo e interessante (Mogadiscio di Giancarlo Rolandi), a un matrimonio che finisce in pezzi per colpa di alcune foto “taggate” senza pensare alle conseguenze (Maledetto Tag di Dino Giarruso), per arrivare ai sogni erotici di un meccanico attratto virtualmente da una ragazza che, per risultare più affascinante, si è finta di nazionalità indiana (Indian Dream di Laura Luchetti).
Oltre la scelta della divisione in episodi, si rivela ottimo il modello dell’istant movie; il film è stato ideato e prodotto in tempi ristrettissimi e ha privilegiato la struttura del cortometraggio e del minimetraggio, riflettendo così la tendenza alla disgregazione del mondo di internet. Una pellicola originale che prende le distanze dal filone “giovanilistico” della recente produzione cinematografica italiana. Feisbum dimostra che si può raccontare il mondo delle nuove generazioni, paure e nevrosi comprese, attraverso un linguaggio lontano da stilemi stereotipati come il sentimentalismo o l’eccesso di rabbia incontrollata.
Unica reale mancanza del film è l’assenza di un’analisi approfondita del fenomeno Facebook. I diversi episodi mettono in luce soltanto manie, difetti e rischi del social network, senza prendere mai in considerazione l’innegabile utilità del mezzo di comunicazione. La rete è rappresentata unicamente come strumento di depotenziamento e distorsione delle relazioni umane, quando invece in alcuni casi riesce ad arricchirle. Esistono persone che vivono in nazioni diverse e che grazie a Facebook dopo tanti anni hanno ritrovato delle amicizie preziose. Esiste chi attraverso la rete ha trovato l’anima gemella. E soprattutto esistono tante persone che semplicemente si divertono a trasferire un pezzetto di se sul web mantenendo ricca e presente la propria vita reale.
E’ un peccato non parlare anche di loro. E’ forse è anche troppo facile.
 

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