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La Futura Classe Dirigente


15.05.2009 - Maria Rosaria Donisi

Al 26esimo anno d'età scatta l'ora x, l'ora in cui un ragazzo laureato col massimo dei voti, non sa davvero più che pesci prendere. Perdonate il mio slang giovanilistico, ma la qualità del libro di Fiore è davvero tutta racchiusa nell'essenzialità e nell'effervescenza del suo linguaggio.
Una scrittura in cui è impossibile non riconoscersi, soprattutto le nuove generazioni non faranno fatica ad immedesimarsi. Michele Botta, alla vigilia del suo primo vero impiego lavorativo, riesce a scaraventare su di se una serie di angosce. Ansia da prestazione? Magari! Trattasi di una patologia ben diversa, che solo la futura classe dirigente può comprendere sul serio. Se ti viene affidato il futuro devi pur saper essere in grado di costruirlo. Così il protagonista finisce nelle sabbie mobili delle sue paturnie e somatizza le paure. Tutte le figure che emergono dalla penna di Fiore sono dei fantasmi: il Dottor House (il celebre personaggio dell'omonima serie televisiva) diviene un alter ego malconcio, Lasse Braun (al secolo il “re del porno”) un caso poliziesco da risolvere, e il gatto di famiglia, ridotto in fin di vita, con uno stravagante transfert riesce a far ripercuotere i suoi malanni sul povero Michele.
Per un'aspirante autore televisivo non è del tutto strano che a volte la vita e l'immaginario si confondano.
Non solo il lavoro, ma anche il rapporto con i genitori, gli amori, il sesso, l'amicizia, arricchiscono le rocambolesche vicende del romanzo.
Cinico ma spensierato, frivolo e intenso, pungente e sarcastico, con quel pizzico di napoletanità che finisce per essere grottesca e allo stesso tempo alleggerisce la presa, La Futura Classe Dirigente è il ritratto di come realmente la generazione di oggi non sa come fare per costruirsi un avvenire migliore.
 

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