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Sleeping Around - Di Letto in Letto


18.05.2009 - Elena Dolcini

Di Letto in Letto, nel dolore di una cieca frustrazione

Potrebbe essere qualsiasi città quella in cui è ambientato il film Sleeping Around, di cui Marco Carniti è regista (e sceneggiatore insieme a Carmen Giardina). Uno spazio urbano indefinito, anonimo se non fosse per l’arredamento avvenieristico di terrazze e interni minimali e modernisti; in questi ambienti si intrecciano i peregrinaggi di dieci anime, visceralmente ferite dall’indifferenza, uomini giovani, alcuni ancora studenti, altri più adulti al limite, che forse mai diventerà transizione, tra la vita precedentemente vissuta e quella futura su cui pesa inesorabilmente il passato, monolitico riferimento ai propri atteggiamenti e comportamenti sociali. Una contraddittoria Anna Galiena è Sara: spietata e cinica nel suo lavoro di agente pubblicitario, non rinuncia a nulla pur di persuadere un famoso e acclamato sociologo (Dario Grandinetti) a prestare, a suon di milioni di euro, il proprio volto per la nuova campagna della strabevuta China Cola. Ma è sentimentale e profondamente ferita dalla deludente irrealtà di un amore innocente e puro, quando chiacchiera con un giovane taxista isolato nelle sue cuffie mp3.
Casares, il sociologo, è anche professore universitario, un carismatico intelletto che miete vittime tra studentesse pronte a concedere il proprio corpo- solo?- pur di essere amate per quel breve attimo di amplesso fugace e senza futuro. Anche Elena, medico legale, cerca nella presunta profondità magnetica dell’uomo una risposta alla sua vita matrimoniale apatica e senza passione, mentre Giovanni, il marito, si sforza di amarla, concedendosi comunque scappatelle, più per abitudine che per un reale bisogno di alternative al proprio fallimento.
Marco Carniti, nel suo esordio alla regia cinematografica (sinora l'avevamo apprezzato solo a teatro), narra un adulterio che non ha nulla a che vedere con il tradimento moralmente deprorevole, è un atteggiamento più che accettato, inevitabile in una società contemporanea al suo punto di non ritorno. L’amore non è un sentimento, ma merce da consumare in brevi istanti che altro non fanno se non isolare l’uomo nell’apoteosi del loro individualismo solipsistico. Il sesso, lungi dall’esprimere condivisione, è strumento di distacco, quell’indifferenza necessaria per essere tranquilli, assunta a rifugio dalle complicazioni delle relazioni. Non c’è calma o soddisfazione negli atteggiamenti dei personaggi, spesso arrabbiati se non rabbiosi: i loro conflitti non servono a superare le reciproche diversità o ad aspirare a una sintesi con l’altro, ma sono funzionali solo ad arroccarsi monoliticamente sulle proprie convinzioni. Questo racconto corale è una puntuale descrizione sul modo di vivere la sessualità, che se da un lato è un’esemplare finestra sull’atteggiamento esistenziale, dall’altro in essa non si intravede nemmeno un piacere orgasmico, ma unicamente un rituale espletato come valvola di sfogo, un modo per non guardarsi dentro, per non riflettere. Non è un caso infatti che chi pratica l’astinenza sia Paolo, un trentaduenne segnato dall’Aids, forse il personaggio più introspettivo, a dispetto delle elucubrazioni mentali di Elena che ossessivamente si interroga su un ipotetico senso della vita, ma nulla cambia effettivamente. L’unica via di fuga, l’unico scorcio di speranza ci è dato dal giovane taxista, Ricky che, vergine e illibato nei limiti del possibile, si fa iniziare all’amore da Sonia, una bulimica lolita. Ma è solo all’inizio del suo percorso esperienziale e l’opera resta aperta nel dubbio tra un eterno ritorno dell’uguale e uno slancio vitalistico verso altre possibilità.

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