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Il Sapore della Cenere


21.05.2009 - Valentina Iuffrida

Come si rappresenta la tortura?

Uno spazio scenico scuro, sovrastato da due grandi schermi che per tutto lo spettacolo proiettano i volti di uomini e donne, vittime sconosciute al mondo. Sette installazioni di ferro su cui nove attori mettono in scena l’ingiustizia. Una musica cupa, ritmata da un suono metallico sordo e costante, scandisce e accompagna quei corpi che disegnano la sofferenza, evocano la prigione, la rabbia, la lotta, la speranza. Una luce che dondola nel buio davanti a noi pubblico. A noi società, interrogandoci.

Juan Diego Puerta Lopez, regista e coreografo colombiano, porta in scena Il Sapore della Cenere, da un testo di Ariel Dorfman, ispirato al libro Speak Truth to Power di Kerry Kennedy, figlia di Robert.
 

Ho pensato questo spettacolo lasciandomi trasportare dalle suggestioni del testo di Ariel Dorfman - dice il regista - pensandolo sin dall’inizio come un “teatro di documenti”, fatto sopratutto di testimonianze: voci di uomini che hanno lottato (e continuano a lottare) per affermare i diritti umani nel loro paese.

Nato da un progetto della fondazione RFK-Foundation of Europe, Il Sapore della Cenere, è più di una messinscena: è una finestra su una condizione umana reale, sulla crudeltà, su storie di persone innocenti a cui vengono negati i diritti umani e civili. Torturati, violentati, imprigionati o uccisi per non aver fatto un passo indietro, per aver cercato e detto la verità, per aver difeso i più deboli. Qui lo Stato, l’ingiustizia, i carnefici, vestono di giallo (rispetto agli attori che interpretano le vittime e vestono di me) e con i guanti bianchi spargono cenere e ridono di coloro che lottano. «Non importa a nessuno di voi», dicono. Dagli schermi sul fondo i volti e le voci di Alessandro Preziosi, Enrico Lo Verso e Piera Degli Esposti, rispondono: «Non siamo mai rimasti veramente soli» incarnando la speranza collettiva, non del mondo che sta a guardare ma di queste vite spese per gli altri. Persone, non personaggi dunque, portati in scena solo con la voce, solo con il corpo, solo con i gesti eleganti e vigorosi degli interpreti, che come ballerini sospesi su quelle strutture di ferro che invadono il palco, rappresentano la tortura e la morte senza che vengano dette mai.

Il Sapore della Cenere è più di uno spettacolo: è il tentativo di portare una testimonianza concreta e incisiva, e di scuotere chi sta a guardare. In sala e fuori.

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