05.06.2009 - Dario Parascandolo Tornano i Green Day, band del filone pop punk degli anni Novanta insieme a Blink 182 e Offspring. Nati dalle ceneri del grunge, esplosero nel 1994 con Dookie, che conteneva le, ormai, storiche Basket Case e When I Come Around. Per circa dieci anni Billie Joe Armostrong e soci hanno riproposto senza particolari rivoluzioni il loro suono originario, fatto di canzoni brevi e semplici, testi ironici quando non demenziali, pochi accordi e batteria al frullatore. Le cose cambiano nel 2004 con American Idiot, in cui le strutture si facevano più complesse e le canzoni divennero un mezzo di denuncia sociale contro un'America corrotta dall'amministrazione Bush. Il duetto con gli U2 ha sottoscritto la loro volontà nell'accedere all'Olimpo dei grandi, confermata dall'ultimo 21th Century Breakdown, il loro primo, vero concept album. Diciotto canzoni suddivise in tre capitoli raccontano la storia di Christian e Gloria, giovane coppia di punk innamorati e disillusi dalla trappola del ventunesimo secolo. Prodotto dallo stesso Butch Vig che ha reso grandi e immortali Nevermind dei Nirvana e Siamese Dream degli Smashing Pumpkins, il disco sembra una rilettura di tutto il rock classico americano, dosando l'acceleratore nei punti giusti. L'irruenza giovanile ha qui lasciato il posto a un prodotto ben programmato e calcolato per colpire radio, televisioni e orecchie. E lo fa con gran mestiere. Ecco allora il riff del singolo Know Your Enemy, in cui la chitarra sembra incrociare strade che portano dritte verso gli anni Settanta, oppure la “londinese” e pianistica Last Night on Earth (un omaggio agli U2 che li accolsero fra le proprie braccia?). Ancora stupore nell'ascoltare ¿Viva La Gloria? (Little Girl), un rock n'roll pianistico che introduce un ritornello in puro stile American Idiot, con tanto di solo chitarristico, ovvero tutto quello contro cui combattevano lo scorso decennio. La title-track è introdotta da un'incursione pianistica, ma in realtà è una mini-suite tripartita. Può piacere o meno 21th Century Breakdown. Può anche apparire profondamente ruffiano (e lo è). Sta di fatto che un gruppo così radicato nel mainstream potrebbe campare dei soliti tre accordi all'infinito, e invece all'ottavo album i Green Day continuano a evolversi. E mentre molti dei loro colleghi sono tutti intenti a impomatarsi il ciuffo e a tingere tutto di arcobaleno con una finta spensieratezza che poco deve far pensare, i tre ex ragazzini punk sono fra i pochi a indicare i nemici del nostro tempo. E farlo su Mtv non capita tutti i giorni. |
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Green Day
21th Century Breakdown
(Warner)
2009
Act I - Heroes and cons
“Song of the century”
“21st century breakdown”
“Know Your Enemy”
“¡Viva la Gloria!”
“Before the lobotomy”
“Christian's Inferno”
“Last night on Earth”
Act II - Charlatans and Saints
“East Jesus nowhere”
“Peacemaker”
“Last of the American girls”
“Murder City”
“¿Viva la Gloria? (Little girl)”
“Restless heart syndrome”
Act III - Horseshoes and handgrenades
“Horseshoes and handgrenades”
“The static age”
“21 guns”
“American eulogy”
“I. Mass hysteria”
“II. Modern world”
“See the light”
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