26.06.2009 - Giulia Dalla Negra Cosa succede quando il presente di una nazione si espande a tal punto da diventare la sola dimensione possibile? Cosa accade quando l’immaginazione del futuro, collettivo e individuale, inizia a girare a vuoto senza prendere forma? Una strada possibile è affidare la percezione del reale al racconto, alla capacità del narrare di creare nuove rappresentazioni di fantasia e pensiero immaginifico.
Nasce così Anteprima nazionale, (raccolta pubblicata da Minimum Fax e curata dal giornalista de “La Stampa” Giorgio Vasta), con l’intento di proporre al lettore alcune visioni futuribili sull’andamento della società italiana. Avoledo, Bergonzoni, Celestini, De Cataldo, Evangelisti, Falco, Genna, Pincio e Wu Ming 1, nove scrittori diversi rappresentano un’Italia proiettata in avanti nel tempo, in un mondo dai tratti caricaturali, in cui chi legge potrebbe trovarsi realisticamente a vivere.
Tommaso Pincio (“Gita al posto degli atomi”) racconta ad esempio una storia ambientata in una classe elementare in cui i bambini assomigliano a piccoli esseri mutanti consumati dalla radioattività. Sullo sfondo la città di Latina, divenuta capitale, e un Premier di centoventi anni sano e tenace, che promuove fermamente la politica dell’ottimismo. Valerio Evangelisti ("Capobastone") realizza invece il ritratto grottesco di un paese totalmente governato dalle Mafie, che ha sostituito la prigione con la tortura e il regolamento di conti legalizzato, e che ha intitolato le scuole a Bernardo Provenzano e a Totò Riina. E ancora Giancarlo De Cataldo ("La storia unica") fissa lo sguardo su una società basata sul controllo assoluto del prossimo, un luogo in cui è possibile condizionare le capacità di scelta delle persone, inserendo nella loro mente un chip elettronico, che permette di sostituire i ricordi con nuovi pensieri artificiali costantemente fermi nel presente.
Racconti. Immagini spezzate. Diverse chiavi di lettura che fanno riflettere sulla condizione attuale del nostro paese. Per quanto paradossali infatti, alcune della situazioni proposte dagli autori di Anteprima nazionale non sembrano prospettive tanto distanti dai modelli di partenza con cui l’Italia si confronta oggi.
Il futuro gira a vuoto e non prende forma. Speriamo solo che non sia talmente vicino da non riuscire a distinguerlo e che l’immaginazione, appoggiandosi al racconto, riesca a proteggerlo dalla sovrapposizione con un’eterna contemporaneità.
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