10.07.2009 - Dario Parascandolo 26 giugno 2009, ore 4:40 Caro Michael, Hai assistito per lunghi mesi a una folle e spregiudicata rincorsa allo scoop, all'indiscrezione sulla nuova malattia che ti dava per spacciato. Che si chiami tumore della pelle, deficienza di alfa1 antitripsina, enfisema polmonare o emorragia gastrointestinale, oggi non ha più rilevanza. I discografici da domani pianificheranno gli investimenti, comincerà anche per te l'infinita serie di out-takes, inediti, rarità e tributi. Saranno gli stessi discografici che ti hanno portato via l'infanzia e a cui hai fatto vendere 750 milioni di dischi, e gli stessi che non avrebbero scommesso un dollaro sulla tua immagine da re malato e in esilio, in pigiama sulla sedia a rotelle. Continueranno a sfruttarti da morto, quando finalmente calerà il silenzio sul colore della tua pelle, sul tuo volto grottesco, sul tuo naso da record. Sei stato giudicato innocente di dieci capi d'imputazione (fra cui molestie su minori e l'accusa di un presunto complotto per sequestrare il ragazzino), ma questo per noi gente comune è stato un dettaglio. Meglio ridere della tua maschera che cade a pezzi piuttosto che ascoltare la tua musica. Nel 1991 cantavi di un «mondo migliore per te, per noi e per tutto il genere umano». |

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