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Il mito teatrale di Cyrano: dalla Francia del secondo '800 all'Italia dei giorni nostri


28.10.2009 - Maria Rosaria Donisi

Durante la seconda metà dell'Ottocento il teatro francese conobbe una stagione di straordinario sviluppo. Il dramma romantico si era ormai esaurito con Victor Hugo e cominciò a diffondersi il genere del vaudeville (commedia leggera in cui alla prosa vengono alternate strofe cantate). Tuttavia, quasi contro tendenza, la fine del secolo vide l'affermazione di Edmond Rostand, i cui esordi come autore drammatico risalgono al 1888 con Le gant rouge (Il guanto rosso), un vaudeville che venne sospeso dopo una quindicina di repliche. Seguirono altre commedie che ebbero l'approvazione del pubblico, soprattutto grazie all'interpretazione di attori del calibro di Sarah Bernhardt. Ma il grande successo arrivò solo nel 1897, quando al Théâtre de la Porte-St-Martin, mise in scena Cyrano de Bergerac, scritto su commissione e interpretato dal grande attore Coquelin Aǐnè.

Gli esiti trionfali della rappresentazione fecero di Rostand l'autore più applaudito e corteggiato dell'ultimo scorcio del secolo. 
La vicenda dell'amore impossibile di Cyrano e Roxanne, che giunge a una reciproca consapevolezza solo nel momento della morte del protagonista, si snoda lungo cinque atti in versi che costituiscono dei quadri estremamente pittoreschi.
Il teatro dell'Hôtel de Bourgogne, vivace cornice delle intemperanze di Cyrano; la taverna  dei poeti, dove Cyrano crede per un momento di essere l'oggetto delle attenzioni di sua cugina Roxanne, rivolte invece al giovane cadetto Christian, da lui successivamente aiutato nella conquista della fanciulla; l'atto del balcone, durante il quale Cyrano suggerisce a Christan le parole della dichiarazione d'amore indirizzata a Roxanne; le avventure dei cadetti di Guascogna durante la guerra contro gli spagnoli, con l'arrivo di Roxanne al campo di battaglia e la scoperta di Christian, poco prima di morire sul campo, che l'amico ha inviato a suo nome tutti i giorni una lettera alla giovane donna, da cui ne consegue che Cyrano è innamorato di sua cugina e che costei, se di Christian ama l'aspetto fisico, in realtà ha sempre amato lo spirito di Cyrano; infine gli episodi della lettura della gazzetta di Cyrano, la scoperta da parte di Roxanne che dietro le lettere in realtà si nascondeva il cugino, e la morte dell'eroe.

La commedia si caratterizza dunque per la ricchezza dei momenti patetici uniti a quelli pittoreschi, legati inoltre alle vivaci ambientazioni dei singoli episodi, e in questo senso non è azzardato definire l'opera come un frutto tardivo del romanticismo. Il testo unisce dunque vari generi drammatici: il dramma storico, lo spleen romantico dell'amore infelice, il genere comico e drammatico, il dramma eroico e la tragedia.

La storia di Cyrano è quindi appassionante e attuale in maniera sorprendente: un uomo esteticamente sgradevole, ma dotato di rara intelligenza, di sofisticata cultura e di enorme coraggio si innamora di una bellissima donna e ne conquista l’inconsapevole amore grazie alla propria destrezza oratoria.
Ma quel è il segreto della fortuna scenica di un testo teatrale che continua a imporsi alle platee di tutto il mondo? Eppure Rostand, nominato accademico di Francia nel 1903 grazie al successo indiscusso di Cyrano, non è stato un grande attore teatrale, né un drammaturgo di culto, ma aveva una straordinaria abilità nel mescolare realtà e fantasia, lirismo e prosa corrente. 
Il motivo per il quale il testo riscuote ancora successo è senza dubbio racchiuso nelle caratteristiche morali del protagonista, con i suoi slanci vitali, le sue passioni e i desideri più arditi.
La dimensione iperbolica del naso di Cyrano (si vuole che la sua misura sia nell’uomo indice di virilità) si rivela una genialità teatrale, perché da il via, sin dalle prime battute, a una serie di "gag comiche". Basta pensare al monologo in cui elenca una miriade di aggettivi per definire la grandezza del suo naso (atto I, scena quarta):


[...] Aggressivo: «Se avessi un cotal naso immediatamente me lo farei tagliare!».
Amichevole: «Quando bevete, dée pescare nel bicchiere: fornitevi di qualche vaso adatto!».
Descrittivo: «È una rocca, un picco, un capo affatto!... Ma che! Lè una penisola in parola d'onore!».
Curioso: «A che serve questo affare, o signore? Forse da scrivania, o da portagioielli?» [...]

 

Ma ancora Rostand ci stupisce con soluzioni di shakesperiana memoria, anzi che quasi fanno il verso a Shakepeare: mi riferisco ovviamente alla scena del balcone, in cui Cyrano, come un suggeritore, fornisce a Christian la su dichiarazione d'amore, prestandogli la voce e le parole, ma rubandogli il corpo.

In cinque atti Cyrano de Bergerac racchiude tutto il teatro nel teatro, con le scene dipinte, i costumi preziosi e sgargianti, i duelli di cappa e spada, l'aura romantica dei duetti d'amore, il patetismo del finale in cui il protagonista raggiunge una sorta di assunzione in cielo:



[...] Sì, m'avete preso tutto: l'alloro e la rosa. Prendete! Prendete!...
Ma c'è qualcosa che porto con me, nonostante voi, qualcosa con cui
stasera saluterò l'azzurra soglia del cielo nel presentarmi a Dio,
qualcosa che non ha piega né macchia [...]

 

Cyrano arriva ai giorni nostri carico dei significati attribuitigli dallo stesso autore e di quelli acquisiti durante oltre cent’anni di vita. Prova ne sono le innumerevoli rielaborazioni e le messinscena teatrali.
In Italia è rimasto memorabile l'allestimento del 1977 per la regia di Maurizio Scaparro con Pino Micol nel ruolo di Cyrano e Maria Evelina Nazzari nei panni di Roxanne. Ancora nel 1992 Marco Sciaccaluga firmò la regia del Cyrano de Bergerac con Franco Branciaroli nel ruolo del protagonista.
E poi Gigi Proietti e Ennio Coltorti nella stagione 1985-1986 impostarono una regia come quella di un'opera lirica per un spettacolo campione d'incassi. Ultima, ma non ultima, la regia di Giuseppe Patroni Griffi con Sebastiano Lo Monaco, nella stagione teatrale 1999-2000.

Cyrano, l'uomo dal grande spirito con un volto grottesco, continua a suggestionare e a rivivere attraverso la magia del teatro, proponendoci un viaggio che ogni volta ha dell'incredibile.

 
 

 

Tratto da Totem, letture, suoni e lezioni, di Alessandro Baricco e Gabriele Vacis

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