16.07.2009 - Marco Boccia La personalità di Cyrano de Bergerac raccontataci da Edmond Rostand (1868-1918) è talmente forte e impregnata di mistico idealismo, che ha affascinato sin dalla sua stesura (1897), una gran quantità di pubblico e artisti, tanto da risultare una delle opere più rappresentate della storia del teatro.
Oltre ad appassionare svariati registi e attori cinematografici, Cyrano, grazie alla duplice natura del suo animo, il romanticismo e la fermezza dei propri ideali ,ha nutrito l’immaginazione di alcuni dei cantautori più rappresentativi della nostra canzone.
Rostand, che si ispirò alla storica figura di Savinien Cyrano de Bergerac, uno dei più estrosi scrittori del seicento francese, ci racconta l’amore e l’arditezza, l’ingegno di cui Cyrano era capace.
Proprio la perfetta miscela di romanticismo e idealismo fanno di Cyrano l’eroe romantico per eccellenza, che agisce in base alle pulsioni istintive, alle emozioni e alle proprie passioni.
Un uomo bruciato dalla passione ma incapace di palesarsi, di dichiararsi, vinto dall’amore per una donna a cui forse non riuscirà mai ad accarezzare le labbra, che vive nell’ombra, è il Cyrano di Vecchioni, raccontatoci nella canzone Rossana, Rossana inserita nell’album Blumùn del 1993.
Il pezzo racconta delicatamente l’amore inconfessabile che Cyrano prova per Rossana.
Vecchioni tralascia però l’altro aspetto peculiare dell’animo del personaggio. Aspetto che diverrà poi pretesto per Francesco Guccini per scagliarsi, venti anni dopo l’avvelenata, contro l’intero sistema, contro i mestieranti dell’arte, che "hanno soldi e gloria ma che non hanno scorza", che vivono del successo effimero che la loro arte gli regala facendo del qualunquismo un’arte.
Il Cirano di Guccini è un uomo che crede nelle proprie idee ed è fermo nelle proprie opinioni, che non si lascia intimorire dalla mediocrità che lo circonda. Il pezzo scritto da Beppe Dati e rivisto da Guccini a detta del cantautore, per renderlo proprio, è inserito nell’album D'amore di morte e di altre sciocchezze del 1996. Il Cirano Gucciniano è impavido e rissoso incapace di tenere a bada la propria carica eversiva.
Solo nell’amore troverà quell’unico rifugio, quell’unico appiglio per sopravvivere e sperare di non aver vissuto invano. |