Dalla vita reale alle assi del palcoscenico, dai versi di una commedia alle ombre di celluloide, Cyrano Ercole Savignano de Bergerac sembra continuare ad affrontare nuove avventure. Il personaggio è stato reinventato, analizzato, scardinato e reinterpretato, come il testo stesso.
Un eroe romantico immortale, impavido di fronte al nemico, e atterrito davanti all’amore per una donna. Questa sua dimensione tra quello che tutti vorrebbero essere e quello che tutti siamo (stati almeno una volta nella vita), è forse la chiave del successo dell’eroe guascone. Per lo meno nella dimensione cinematografica.
Nella realtà a due dimensioni il Cyrano è stato riproposto, negli anni, in molteplici versioni.
Tra le trasposizioni cinematografiche degne di nota, la prima è quella del 1950 (Cyrano) di Michael Gordon che valse all’attore protagonista Josè Ferrer, già interprete del Cadetto di Guascogna nel 1946 a Broadway, un Oscar come miglior attore protagonista. Si tratta di un film di cappa e spada, dove il testo lasciava ampio spazio all’azione. La profondità del personaggio emerge solo in parte, a dominare è la dimensione avventurosa che fa dell’opera di Gordon una delle più riuscite del Genere.
Proprio grazie al successo della pellicola, Cyrano continua le sue mirabolanti avventure nel mondo del cinema, al fianco di D’Artagnan in Cyrano e D’Artagnan (1962) diretto da Abel Gance, vero e proprio seguito del film di Gordon, interpretato nuovamente da Josè Ferrer e Jean-pierre Cassel.
Passato di moda il cappa e spada, Cyrano prende una lunga pausa dal set. Bisognerà attendere il 1990 per ritrovarlo a duellare, con la voce, il corpo e l’anima di Gerard Depardieu. Cyrano de Bergerac di Jean-Paul Rappenau è la più fedele trasposizione del testo. Le scenografie e la delicata fotografia riportano lo spettatore nelle fascinose e romantiche atmosfere della Francia del Seicento. Ma il vero pregio di questa pellicola è Depardieu: "Cyrano è un dolore e una collera", dice l’attore, che riesce ad incarnare nelle più delicate sfumature questo personaggio, dando vera vita a quello spirito libertino che rappresenta. Toccante la scena finale dove l’interpretazione del protagonista trova la sua eco nella poesia della luce del crepuscolo.
È un opera lirica, nello spirito, nella messa in scena e nel ritmo, dove le parole prendono il posto della musica.
Ma l’impeto e il coraggio di Cyrano, non possono avere limiti geografici. Così anche la Hollywood degli anni ’80 ci regala un adattamento. Roxanne (1987) di Fred Shepisi marca sin dal titolo un nuovo punto di vista sulla storia, quello della amata, interpretata da Daryl Hannah.
Una divertente commedia ambientata in una piccola comunità del Vermont dove un irresistibile Steve Martin prende in prestito il naso dello spadaccino per raccontare le pene d’amore di un arguto e affascinante capo dei pompieri. I versi in rima lasciano lo spazio all’arguta ironia in slang dell’attore, e la storia d’amore trionfa su tutto.
Il Cyrano, come simbolo romantico della libertà individuale, trova il suo nuovo mondo al di fuori del testo, nell’immaginario cinematografico (e per l’immaginario collettivo).
In una dimensione in cui i sogni sono eterni, un eroe che non accetta compromessi, disposto a vivere tutta la sua esistenza per un amore puro, non può che vivere per sempre.
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