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Inglorious Bastards


28.10.2009 - Andrea Pirrello

“C’era una volta…. Nella Francia occupata dai nazisti….”

Nulla di più divertente che riscrivere la storia col cinema.
Succede nell’ultima pellicola di Tarantino, che porta l’universo del regista, con tutte le sue regole, nell’Europa del secondo conflitto mondiale. Nessuna morale, nessun significato profondo, solamente il puro piacere del racconto cinematografico. Il regista gioca ancora una volta con la sua videoteca, mescolando stili di regia, citazioni, personaggi, e generi, creando un minestrone cinematografico che ha un unico scopo: raccontare per il piacere di farlo.

Sin dal titolo, che fa riferimento al titolo americano del film di Castellari Quel maledetto treno blindato, l’autore (perché di questo si tratta) rimpasta, taglia, incolla tutto un passato di celluloide che va dallo spaghetti western (per la colonna sonora ad esempio), alla nouvelle vague, rievocando i film di guerra degli anni settanta (Quella sporca dozzina per citarne uno), e amalgama il tutto con una trama semplice ed efficace.

Il motore della vicenda ancora una volta è la vendetta, quella di Shoshanna, inaspettata, e quella organizzata dall’esercito americano. Due storie che procedono parallele fino alla fine.
Una galleria di nuovi personaggi, riconoscibili come Tarantiniani, disegnati in maniera netta e lineare, come i due nemici, il tenente Aldo Raine (Brad Pitt), e Il colonnello Hans Landa (Christopher Waltz). Una sceneggiatura compatta, ma sicuramente lontana dalla perfezione di Jakie Brown. Senza dubbio la forza del film è nella caratterizzazione dei personaggi (oltre a quelli già citati, voglio ricordare l’ Eli Roth di Hostel che da sadico regista si trasforma in sadico attore): varrebbe la pena vedere il film in lingua originale, non soltanto per gustare la recitazione di Pitt in puro accento del sud, ma per apprezzare il divertito gioco che fa il regista con il continuo cambio di lingua e accenti.
Una regia che non delude, e che trasforma un film in costume, una pellicola bellica, in qualcosa di più.
Merito anche delle aspettative create dal battage pubblicitario che ha fatto di questo film un mito ancor prima di presentarlo nelle sale.


 

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