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The One Man Beatles


15.10.2009 - Andrea Pirrello

Non lasciatevi ingannare dal titolo. Non si tratta ne di un film sui quattro di Liverpool, ne su presunti epigoni. Il nome vuole solo richiamare l’attenzione, e ci riesce, ed è giusto così, perche ci fa scoprire un artista che il mondo della musica ha dimenticato da trentacinque anni: Emitt Rhodes.
La scelta del giovane Cosimo di chiamare il documentario così difatti nasce da un episodio che coinvolge il cantante all’inizio della sua carriera quando, pubblicato il primo album, si diffuse la convinzione che a cantare fosse  Paul McCartney sotto pseudonimo. Il timbro di voce, lo stile musicale e il modo di cantare avrebbero ingannato anche la madre del bassista mancino. Ma il documentario non parla dell' equivoco musicale, bensì di questa legenda nascosta del pop americano.

Dotato di grande talento e sensibilità Emitt Rhodes pubblicò solamente quattro album prima di ritirarsi dalla scena musicale. Un uscita di scena fulminea, dovuta al fallimento della vita privata e all’incapacità di convivere con le regole dello star sistem. La depressione ha tenuto il cantante lontano dalla scena per trentacinque anni fino all’arrivo fortuito di un appassionato della  sua musica, intenzionato a girare un documentario su di lui. L’inizio delle riprese infatti coincidono con il principio di un nuovo progetto discografico autoprodotto che coinvolge i vecchi musicisti con cui lavorava un tempo. Fatalità del cinema.
Il documentario racconta da vicino questa nuova avventura del cantante che all’età di cinquantanove anni ritrova la voglia di dare al mondo della musica ancora qualcosa. Cerca anche di mostrare l’uomo, quello dei primi anni, quello dei trentacinque di silenzio attraverso le parole di chi gli è stato vicino, e il Rhodes di adesso.

Un ritratto fatto con l’occhio dell’appassionato, con sguardo naif, che ha il pregio di farci avvicinare a un talento che sembrava ormai perso.

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