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Triage


16.10.2009 - Marco Boccia

Qualcuno diceva, e non chiedetemi chi, si è liberi di scegliere, ma non delle conseguenze della scelta. L’ultimo film di Danis Tanovic, Triage, presentato come opera di apertura del Festival  Internazionale del Film di Roma, cerca di raccontare proprio queste conseguenze. Tanovic cavalca la figura del reporter di guerra, eroico e sprezzante del pericolo, pronto a tutto pur di portare a casa lo scatto della vita, quell’immagine che può regalargli l’ immortalità, lo fa però, tentando di non creare un eroe, ma cercando di raccontare una storia fatta di carne e di ossa. Certamente il punto di vista non è innovativo ne tantomeno le scelte registiche, se pur senza sbavature, lo sono, però il film è percorso da una tensione che pur non catturando l'attenzione, coinvolge.

Mark ( Colin Farrell) potrebbe essere uno di noi, uno qualunque di noi che, all’improvviso si trova a dover fare i conti con le proprie paure, con i propri demoni. Il punto di domanda sta proprio qui, che cosa faremmo se tutto quello che abbiamo intorno, che abbiamo creato si sgretolasse? Può un uomo sopravvivere ai propri rimorsi, può sopravvivere a se stesso? indubbiamente la guerra è un evento che lascia profondi solchi in chi l’ha vissuta, non ci voleva certo Tanovic per rammentarcelo, forse però ci voleva Tanovic per ricordarci che tutto è sempre, costantemente, in bilico, che l’essere umano pur illudendosi di poter bastare a se stesso ha bisogno degli altri suoi simili e che quindi farebbe bene a non distruggerli. Non basta, insomma, voltarsi dall’altra parte e fare finta di nulla, come purtroppo, troppo spesso capita in questa società eccessivamente abituata a credere che la guerra esista solo nei film.

Buona la prova dell’intero cast, strabiliante la forza espressiva di Christopher Lee che, nonostante la non più giovane età e molti metri di pellicola alle spalle, riesce ancora ad emozionarsi. Insomma, non sarà certo un capolavoro, ne, speriamo, il film più bello del festival, però certamente è un film sentito, coinvolto e, fosse solo per questo, merita il nostro plauso.

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