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After


16.10.2009 - Marco Boccia

Alla fine della corsa si può solo scendere, l’unica difficoltà è imbroccare la fermata giusta, e se non la si riconoscesse? Julio, Manuel e Ana, sono al giro di boa dei quaranta e le loro vite sembrano non assomigliare loro troppo, sono confuse e vissute secondo regole che si trovano a subire.

After, di Alberto Rodriguez è il racconto di una generazione, quella dei quarantenni, che non lascia spazio all’immaginazione, tutto si crea e si distrugge nel giro di un’unica notte, una notte per ritrovarsi, rincontrarsi, per poi riperdersi. After è il racconto di un fallimento, di un naufragio, l’unica via di fuga è il ritorno agli istinti primordiali, il sesso diviene il collante tra generazioni, che si sfiorano solo per sedare i propri sensi, usando il proprio corpo come lenitivo per l’anima. I colori, il suono, i movimenti di macchina, tutte le scelte registiche, se pur non stilisticamente perfette, contribuiscono a creare questa atmosfera di perdizione, di inebriamento. Rodriguez riesce a tenere il ritmo sempre alto e per tutti i 116’ minuti il film scorre piacevole e coinvolgente, non apporta nulla di nuovo al filone dei film generazionali, non riuscendo a fare alcuna scoperta sensazionale, ha il pregio, però, di aderire alla realtà, riesce a raccontare una generazione, che ha tutto, ma che stenta a riconoscersi.

Che ci piaccia o no, droga, sesso e alcol non sono solo le stravaganze dei nostri figli, spesso sono i nostri vizi, perché vi è pur bisogno di trovare qualcosa che ci faccia evadere da vite in agonia.

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