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Intervista a Manuel De Sica


28.08.2008 - Michele Annese

Finita la proiezione del film Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, abbiamo avvicinato il figlio Manul De Sica che ne ha curato il restauro digitale.

Ci è apparso stanco, ma sicuramente emozionato per il lavoro svolto...


Ho provato una grande emozione nel lavorare al restauro del film, per quello che la pellicola rappresenta. Poi a livello tecnico dobbiamo ancora andare avanti, lavorarci sopra: il film ancora non è perfetto nonostante abbiamo lavorato per due mesi, siamo sulla buona strada ma abbiamo avuto dei ritardi per colpa di chi detiene i diritti. Questo è un lavander che noi avevamo fatto e da cui abbiamo poi realizzato il digitale
.
Quindi il lavoro non può dirsi propriamente terminato, ma quello che ci interessa sapere è l’aspetto più propriamente emotivo del film, in modo particolare sul rapporto padre/figlio.

Tutti noi troviamo dei riferimenti personali, per quanto riguarda il rapporto con mio padre, gli ultimi sei anni della sua vita sono stati molto belli perché ho iniziato a lavorare con lui nel campo della musica e ci siamo detti tutto. Sono stati sei anni intensi, poco tempo, però ci siamo detti tutto.

Cosa ne pensa dell'incredibile attualità della pellicola, della sua attinenza con i problemi odierni sul mondo del lavoro, sul tasso di povertà ancora altissimo in Italia e nel mondo?


Sì, è molto attuale, in modo particolare quando affronta l’angoscia e il baratro in cui cade un uomo che si trova in una situazione oggi purtroppo molto diffusa.

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