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The Last Station


18.10.2009 - Marco Boccia

La vita di Lev Nikolaevič Tolstoj fu lunga e tragica, dominata da una profonda, segreta tensione. Come raramente capita tra gli scrittori, Tolstoj ebbe un'incessante, tormentata evoluzione interiore, lottò con se stesso e con la società russa, e questa lotta, alimentò senza soste il suo impulso creativo.

The Last Station, indaga il complesso mondo interiore di una delle figure più importanti della letteratura mondiale. Il biopic diretto da Michael Hoffman è un lavoro molto ben fatto, che riesce a raccontare senza mai essere né didascalico, né magniloquente la tragedia dell'animo di Tolstoj, diviso tra la necessità di inseguire e dar corpo ai propri ideali, e l’amore incondizionato e sincero per la donna con cui fu sposato per più di cinquanta anni e che gli diede ben 15 figli, la contessa Sofia, magistralmente interpretata da una Helen Mirren algida e ardente allo stesso tempo, sontuosa nella sua recitazione rigorosa e affascinante.

Hoffman riesce a tenere per tutto il tempo saldamente la sua creatura, dando vita ad un racconto organico e corale che svela egregiamente l’ultimo anno di vita del geniale scrittore russo, riuscendo a delineare senza mai perdersi, il tormento interiore di Tolstoj, che lo portò a lasciare la sua abitazione e la moglie per morire, in fuga, nella stazione di Astapovo. L’opera convince ancor di più perché riesce perfettamente a dosare umorismo e tragedia, oltre ad avvalersi di ricostruzioni molto ben curate, rendendo il film godibile e coinvolgente, anche grazie all’appassionante prova di Christopher Plummer, un Tolstoj intenso e lacerante

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