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Alza la Testa


23.10.2009 - Marco Boccia

"Alza la testa che a terra hanno trovato tutto". Ricorre spesso, nella prima metà del film, questo invito che Mero ( Castellitto) rivolge al figlio Lorenzo ( G. Campanelli), mentre lo allena per farlo diventare un buon pugile e coronare così il suo sogno, più che quello del figlio. L’invito è perentorio e significativo. Forse, il regista avrebbe dovuto rivolgerlo a se stesso mentre lavorava al suo secondo film, visto che, dopo una prima metà di buona fattura, caratterizzata da dialoghi ficcanti e una buona caratterizzazione dei personaggi, il film si smarrisce e perde di significato, restando imbrigliato dalla troppa voglia di Angelini di dire la sua su parecchi aspetti della nostra Italia. Il regista mette troppa carne a cuocere su di una graticola che non la può contenere.

Alza la Testa, dopo un forte snodo narrativo, diventa un guazzabuglio difficile da decifrare. Angelini, tocca parecchi nervi scoperti della nostra società: la morte cerebrale, la donazione degli organi, la difficile integrazione razziale, la diversità sessuale, ma lo fa senza aver chiaro in mente cosa dire, lasciando tutto aperto, non chiudendo nessuna delle porte aperte, facendosi travolgere dalla corrente. Non basta un eccellente Castellitto, ottimamente calato nei panni di un uomo semplice, vittima dei propri pregiudizi, dalla recitazione intensa, acuta, a tratti lancinante, forse il miglior Castellitto degli ultimi tempi, a salvare la pellicola. Insomma, Alza la Testa, è una buona occasione persa per eccesso di inconcludenza. Dr. Jekyll and Mr. Hyde.

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