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Chaque Jour Est Une Fête


20.10.2009 - Marco Boccia

In una Beirut devastata dalla guerra civile, tre donne che non si conoscono e dalle storie diverse si incontrano e insieme percorrono la strada che le porterà al carcere di Mermel dove i loro uomini si trovano, ma non per lo stesso motivo. Il viaggio sarà per tutte il modo per riappropriarsi delle loro vite, per svincolarsi da rapporti squilibrati e claudicanti.

Dima El- Horr con il suo primo lungometraggio affronta una storia di cambiamento, calandola in una Beirut surreale, dove gli echi della guerra sono la colonna sonora di vite senza pace, distrutte, annientate e sole. Il viaggio personale si confonde con quello di un intero popolo che non può sperare in una pace se non quella della morte. Così la morte diviene l’elemento liberatorio, che spezza i legacci di un’ esistenza senza stabilità. Un film questo del regista libanese che riesce ad intrecciare magnificamente la storia personale con quella di un intero popolo,lo fa indugiando su di un paesaggio arido e sconfinato, che diviene metafora di una condizione sociale senza speranza.

L’elemento fondamentale è proprio questa disperazione lancinante che non riesce a dare la possibilità di intravedere la luce oltre il tunnel della guerra che da sempre infesta il Libano. Struggente.

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