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L’Uomo che Verrà


23.10.2009 - Andrea Pirrello

La Storia fatta dai contadini. Siamo nei campi della pianura padana, è il 1943. I tedeschi occupano il territorio, il governo fascista continua ad affamare la gente, nascono i primi gruppi di partigiani, e i contadini vivono nel terrore. La storia di una famigli di mezzadri che cerca di sopravvivere alla guerra, raccontata dallo sguardo silenzioso di Marta, la più piccola della famiglia, ancora per poco.

Diritti
vuole restituire al pubblico il ritratto di un epoca dimenticata, e in parte ci riesce. I volti dei personaggi rovinati dal tempo, l’uso del dialetto, lo sguardo cupo e crudo sulla vita della pianura padana, la scelta del punto di vista della bambina, l’interpretazione delle protagoniste, danno al film molta forza. Pregi evidenti, penalizzati da dialoghi banali, che non danno spessore ai personaggi. Per la prima ora il film procede con poca determinazione, non si riesce del tutto ad entrare nella storia. Esiste come un distacco tra il pubblico e i blocchi narrativi, a tratti superato, nei momenti in cui a raccontare sono gli occhi di Marta. Straniamento accentuato da una fotografia non riuscita, in cui spesso i limiti di un digitale gestito non troppo bene si fanno evidenti. Debolezze, quasi ingenuità di narrazione che sembrano superarsi totalmente nell’ultima mezz’ora di vero cinema.

All’improvviso il ritmo cambia, mantenendo comunque uno stile narrativo asciutto. Lo sguardo dell’autore sempre crudo, ci porta più vicino ai personaggi, questa volta veramente. Privo di patetismi il film comincia a seguire i personaggi con più passione, nel momento dello sterminio per opera dei nazisti, e senza mai sacrificare il punto di vista della nostra eroina, Marta.

Si salva in corner e si salva bene: per gli ultimi trenta minuti forse vale la pena di vedere questa pellicola, che alla fine  non lascia, usciti dalla sala, il fastidio per quell’estraniamento visivo che trasforma alcuni momenti del film in un prodotto da soap opera.

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