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Il Concerto. Un' orchestra senza stonature.


04.02.2010 - Marco Boccia

Era da tempo che non si vedeva un film corale così ben fatto, ricco di umorismo, satira, ironia, ricco di implicazioni. Il Concerto è uno di quei film che riappacificano con il cinema.

La bravura di Radu Mihaileanu sta nel riuscire a dosare per ben due ore comicità e malinconia tenendole in equilibrio, creando una sintonia perfetta tra reale e surreale, riuscendo ad ottenere da tutto il cast una prova ispirata e coinvolta, trascinante. Il regista del bellissimo Train de Vie riesce ancora una volta a mescolare con perizia tutti gli ingredienti a sua disposizione, dando vita ad un’opera di respiro che tiene tutti incollati sulla sedia fino alla fine. Mihaileanu fa emergere, giocandoci, una gran quantità di stereotipi, dagli ebrei sempre pronti a trarre profitto da ogni situazione, agli zingari capaci di procurare qualsiasi cosa, dai passaporti agli strumenti, passando per vecchi comunisti ancora legati ad un sogno irrealizzabile, lo fa mescolando e alternando tutti questi momenti a tratti farseschi con grande abilità, delineando una Russia postcomunista confusa e ambigua dove dei cafoni ricchissimi possono tutto, e uomini colti sono costretti a vivere quasi mendicando la propria esistenza.

Il Concerto porta a galla tra il serio e il faceto le contraddizioni di una nazione che si trova ancora a fare i conti con la propria storia recente. Lo fa attraverso la musica, creando un balletto di emozioni che non lascia indifferenti, fino alla chiusura con il concerto per violino di Ciajkovskij, lo fa con un montaggio alternato tra strumenti e visi che lascia allo spettatore la possibilità di assoporare insieme agli artisti il gusto dolce della rivincita. L'ultima fatica di Mihaileanu è una macchina oliata, un’orchestra in cui tutti gli strumenti suonano senza stonare. Riconciliante.

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