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Vision


22.10.2009 - Marco Boccia

Va bene il film religioso, va bene anche il taglio quasi documentaristico, va bene pure l’eccessiva agiografia, ma la melensa atmosfera, da santa subito che tutto può, senza mai un attimo di esitazione, quella è insostenibile.

La Von Trotta ,per 111 lunghi minuti, racconta le gesta di Hildegard von Bingen, monaca benedettina che aveva delle visioni, che la portarono ad intraprendere una grande attività di scrittura e di predicazione. La regista cerca di far emergere attraverso una narrazione lineare le caratteristiche sovrannaturali dell’ormai badessa, che si occupava di medicina, musica e predicazione, cercando un approccio alla religione più umanista e dal taglio femminista. Il lavoro della regista tedesca, appare lento e ridondante a tratti stucchevole, lasciando il pubblico in balia di una costernazione imbarazzante, e avvilente tanto che, quando ormai la badessa sembra essere morta definitivamente si sta per gridare al miracolo, salvo poi credere che la Von Trotta ce l’abbia proprio con te, quando la badessa si risveglia e decide di iniziare la predicazione lasciando il monastero.

Un film che si farà apprezzare nei passaggi televisivi da quel folto gruppo di bizzoche che saranno contente di conoscere le gesta miracolose di Hildegard, contente di passare una serata all’insegna dell’agiografica religiosità che diventa uno spot propagandistico a favore della chiesa, che appare in questo film buona e comprensiva e pensare che, noi abbiamo sempre creduto che a quei tempi ( 1100-1200d. C.) esistesse una chiesa molto severa e sempre a caccia di eretici da punire. Si insinua il dubbio che Il Vaticano stesso abbia commissionato tale film alla Von Trotta. Polpettone in salsa cristiana.

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