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Brotherhood


23.10.2009 - Marco Boccia

Omosessualità e nazismo, diversità e violenza, amore appassionato e dedizione ad un ideale. Di queste e altre e tante dicotomie vive Brotherhood, primo lungometraggio di Nicolò Donato esordiente danese, dallo stile asciutto e sobrio, che ci porta nel mondo, sempre più attuale dei nazi, recrudescenza malata e violenta del nazismo.

La fratellanza è un gruppo di uomini duri che picchiano extracomunitari e omosessuali. Perché? Per il gusto morboso di provare a se stessi di essere uomini veri e perché il diverso fa paura, quello che non si conosce va evitato, se possibile annientato, per punirlo della propria diversità. Brotherhood è un film duro, che mette l’essere umano dinanzi alle proprie contraddizioni, portandolo a dover compiere una scelta, non senza conseguenze. Lars e Jimmy si scoprono innamorati, tra loro esplode una passione che Donato ci racconta con grande senso della misura, dando vita a delle belle scene di sesso, senza reticenze, senza essere caricaturale o grottesco.

Così Broderskab diventa un film di denuncia verso il mondo prepotente ed esasperato del neonazismo e verso l’impossibilità degli omosessuali di poter vivere la propria sessualità liberamente, senza doversi nascondere o mentire. Un melodramma quello del Danese, appassionato e passionale, che segue l’evoluzione della storia senza cedimenti, grazie ad un tessuto narrativo compatto e denso, molto ben coadiuvato dalla bella fotografia di Laust Trier Mork, e da un’ottima colonna sonora, che fa corpo unico con la narrazione. Insomma un ottimo film sotto tutti i punti di vista, scabroso ma mai scandaloso. Un buon candidato alla vittoria.

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