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Khastegi – Il Tedio


29.08.2008 - Annarita Landi

Khastegi, ossia il tedio che si può provare quando ci si sente alienati da tutto e da tutti, anche dalla propria identità. Da questo concetto, espresso nel titolo, prende forma la storia raccontata dal regista iraniano Bahman Motamedian, che si focalizza sul tema della transessualità vissuta in una città chiusa e piena di pregiudizi come Tehran, dove questa condizione è vissuta ancora come un tabù. Sette vite a confronto, diverse ma unite da un unico stato d’animo ossia il disagio di essere in un corpo che non si vuole. I personaggi, che vengono raccontati attraverso capitoli personali (anche se alcune delle storie si intrecciano), oltre a non essere accettati dalla società non vengono accettati neanche dalle proprie famiglie. Così l’unica via resta quella della fuga che porta le loro vite a soluzioni estreme come quella della prostituzione o addirittura del suicidio. Il regista calca la mano sull’effetto tragico del racconto, che a volte si sforza di essere fin troppo reale. Il film si presenta infatti come un ibrido, a metà tra il documentario e la fiction, e alla fine non è classificabile in nessuna delle due categorie. Per la tematica è chiaro che la mente voli subito a colui che prima di molti ha raccontato nei suoi film la transessualità, il buon vecchio Almodòvar, ma questa opera iraniana è ben lontana dal livello espresso in film come Tacchi a spillo o Tutto su mia madre.

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