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Addio Alda


04.11.2009 - Giulia Dalla Negra

(…) Viviamo le nostre vite, facciamo qualunque cosa, e poi dormiamo – è così semplice e ordinario. Pochi saltano dalle finestre o si annegano o prendono pillole; più persone muoiono per un incidente; e la grande maggioranza, muore divorata lentamente da qualche malattia o, se è molto fortunata, dal tempo stesso. C’è solo questo come consolazione: un’ora qui o lì, quando le nostre vite sembrano, contro ogni probabilità e aspettativa, aprirsi completamente e darci tutto quello che abbiamo immaginato, anche se tutti, tranne i bambini (e forse anche loro) sanno che queste ore saranno inevitabilmente seguite da altre molto più cupe e difficili. (…)

È con le parole di Michael Cunningham, (celebre autore del romanzo The Hours - Bompiani 1999), che vorrei ricordare Alda Merini, poetessa nostrana che ci ha lasciati pochi giorni fa. Alda, con i suoi settantotto anni densi di ore, se n’è andata domenica pomeriggio tra le mura dell’ospedale milanese che l’ha avuta in cura per anni, e a cui ha dedicato pensieri, moti d’animo e profonde riflessioni poetiche. Donna coraggiosa e irriverente, in costante disequilibrio tra ordinarietà e follia (con una lucida e consapevole propensione per la seconda), non si è accontentata di vivere il proprio tempo, ha scelto invece di riempirlo di parole e di piegarlo all’osservazione degli istinti che muovono i sentimenti umani. Alda ha saltato dalla finestra dell’immaginazione senza alcuna certezza di attutire la caduta con la ragione, è annegata nel vortice dei pensieri; cercando di salvarsi dando loro una forma, ha preso pillole per ritrovare il buon umore, per arrivare a capire di non averne affatto bisogno. Ed è morta logorata da una dolorosa malattia.
Ha vissuto le ore.
Ha cantato le ore.
Ha scritto viaggiando a ridosso del tempo.
La poetessa lascia al nostro paese un’eredità velata: la capacità di fondere complessità e ambizione del pensiero con la semplicità di vita; la possibilità disarmante di scegliere di vivere in condizioni d’indigenza, continuando a nutrire d’oro la mente.
Saluto Alda Merini e la ringrazio per non avere mai temuto “lo scandalo delle proprie contraddizioni.”
La ringrazio per aver colorato il dolore, trasformandolo in una lente d’ingrandimento sull’animo umano. La ringrazio e le chiedo scusa per il Nobel alla letteratura che non le è mai stato riconosciuto.
Fai buon viaggio Alda, sono certa che “una piccola ape furibonda” come te, non ha ancora finito il proprio percorso ed è pronta ad assumere una nuova, inaspettata e dissacrante forma d'espressione.
 

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