05.11.2009 - Andrea Pirrello Lunedì 3 Novembe si è svolto al Palazzo delle Esposizioni l’incontro don il regista dell’atteso Nemico Publico, Michael Mann. Un evento aperto, ma dall’atmosfera familiare, per pochi intimi, che ha visto la partecipazione, tra i noti, di due colleghi italiani dell’ospite: Gabriele Mucchino e Gabriele Salvatore.
A introdurre e condurre la conversazione, Mario Sesti, il nostro “cinenauta” degli incontri Universal, Viaggio nel cinema americano.
Attraverso le domande di Sesti e del pubblico, Mann ha colto più volte l’occasione per approfondire il significato di Dillinger e il suo modo vivere per la cultura americana di quel periodo: la Grande Depressione, l’odio della gente per il sistema bancario, e la popolarità del personaggio. Era il viso più conosciuto dopo quello del Presidente. Raccontare Dillinger per il regista significa raccontare la sua necessità di vivere hic et nunc, prendersi quello che voleva, quando voleva. Per questo ha scelto di girare in digitale – afferma – per riprodurre la sensazione di essere in quel tempo. Ma raccontare Dillinger vuol dire anche raccontare un epoca, ricostruirla, e per Mann era necessario girare negli stessi luoghi in cui visse il personaggio: il penitenziario, le foreste del Wisconsin, il cinema Biograph di Chicago. Tutto più vero del vero, niente ricostruzioni. La cura nel ricreare in qualche modo l’atmosfera di quel periodo, anche usando un abbigliamento fedele, (i cappotti pesanti e spessi da sopravvivere a dieci inverni) serviva a dare concretezza alla materia del racconto. Persino la scelta del protagonista è stata influenzata dal fatto di provenire dalle stesse zone del personaggio. Nulla di maniacale o di vincolante, ma tutti elementi che hanno contribuito alla solidità del film.
Non sono mancate le domande sul perché della scelta e sui vantaggi di girare in digitale. Dopo tanti film girati sperimentando varie macchine da presa digitali, senza entrare in dettagli tecnici, Mann risponde difendendo quello che è il beneficio più diretto per il suo ruolo di regista, ovvero la possibilità di avere più controllo sulla scelta definitiva del look fotografico. Un mezzo più facile da regolare sul set consente a un regista, con una produzione di alto livello, di poter manipolare più da vicino il proprio film.
Molto più del regista ha parlato per lui il film stesso, che si dimostra essere una lezione di cinema, accolta con un applauso eccessivamente timido dal pubblico in sala. |