08.11.2009 - Michele Annese La cover in musica è valutata con lo stesso criterio che viene utilizzato per l’ imitazione nel campo delle arti visive.
È anche vero che ci sono modi e modi di fare cover.
Il 30 ottobre, presso il Pala Rockness di Genzano (RM), chiunque avesse voluto assistere ad una serata grunge avrebbe potuto bearsi nell’ascoltare le tre band sul palco.
Andiamo per gradi. Aprono la serata gli Alice in Cage, cover band degli - è facile intuirlo - Alice in Chains. Premesso che il gruppo di riferimento non è certo il più famoso fra quelli che hanno fatto la storia del grunge, gli Alice in Cage distillano una musica certamente un po’ acerba, ma assolutamente dignitosa e che dimostra in embrione degli ampi margini di miglioramento.
L’apparente immaturità è figlia, come rivela Maurizio Iacoangeli (chitarra acustica e seconda voce), della recente creazione del gruppo, nato appena un paio di mesi fa.
Seconda band a fare capolino sul palco è la Number Four, che prende il suo nome da una canzone degli Stone Temple Pilots. A parte l’indiscutibile capacità canora del cantante (devastante), costui si fa notare sul palco per un incomprensibile teatrino composto da una serie di movimenti pelvici schizofrenici e il giubbetto - camicia e cravatta - torso nudo che più che altro infastidiscono i presenti, che rimangono straniti.
Infine gli Still Flowin, cover band dei Pearl Jam, che non hanno soltanto il merito di strappare applausi, ma anche l’onore di vedere persone ballare sotto il palco. La voce, Alfredo Bellumori, senza pretese emulative di un immaginario “molleggiato epilettico”, canta in modo deciso. Interpreta i brani dei Perl Jam con ineccepibile accuratezza. Il resto del gruppo non è da meno. Ottime le chitarre di John Mezza e Daniele Picchi, notevole il basso Ruggero Binacci, ma assolutamente fenomenale resta il batterista Matteo Gherardi, anche lui a torso nudo, questa volta per ragioni assolutamente comprensibili. Vola su quella batteria con una foga assoluta che non si traduce mai in eccesso, ma semplicemente in una interpretazione straordinaria di Matt Cameron. Animal, Insignificance, Once, Yellow, Alive e tante altre. Inevitabile il bis. Gli Still Flowin vincono questa “tribute-competition” che, indipendentemente dal risultato, lascia il ricordo di una bellissima e particolare serata di musica. |