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Le donne, i cavalier, l'arme e gli amori nel destino di Ledger


13.11.2009 - Maria Rosaria Donisi

Era bravo, era bello e aveva anche un buon portamento. Se non l’avesse avuto non sarebbe stato scelto per interpretare il ruolo di William Thatcher, in questa pellicola del 2001 firmata dal regista Brian Helgeland.
Riguardando Il destino di un cavaliere, dopo quasi due anni dalla scomparsa prematura di Heath Ledger, nulla distoglie il pensiero dalla riflessione sul suo innato talento. Il cavaliere Ledger è solo agli inizi della sua carriera, ma non delude le aspettative: abile nelle scene dei tornei, sguardo fiero e deciso.

In un Medioevo contaminato dal rock (le musiche spaziano dai Quenn a Eric Clapton), ove le giovani donne costruiscono armature e vantano stravaganti acconciature, i dialoghi sono quasi tutti in versi, talvolta stravaganti, ma che ricordano i canoni dell'amor cortese. Il personaggio del poeta, per l'occasione araldo, Geoffrey Chaucer, interpretato da Paul Bettany, ci riporta alle atmosfere dei racconti medievali in cui gli indiscussi protagonisti erano l'amore e la virtù. Magari nel 1300 i cavalieri non cantavano We will rock you, ma poco importa se l'intento vuole essere quello di divertire lo spettatore.
Al film andrebbe inserita una postilla introduttiva: attenzione, non vi mento, ma mi diletto! 

William ha il coraggio, pian piano impara lo stile, incontra l’amore, ritrova suo padre, sconfigge i cattivi, lotta per il suo onore e infine viene premiato dal destino.
Una sceneggiatura  piuttosto retorica, se non per la trovata originale di mescolare armature medievali, loghi di marche sportive, versi e musica rock.
Doveroso l’happy end. Piacevole rivedere i primi passi della carriera di Heath Ledger. 

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