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Lords of Dogtown


13.11.2009 - Valeria Roccella

Lords of Dogtown è senza dubbio un film inaspettatamente vivo, tanto generazionale quanto possibile bacino di innumerevoli tematiche (seppur trattate e maggiormente raccontate anche in altrettanti e svariati altri film).
L'idea nacque in seguito al documentario Dogtown and Z-Boys, scritto da Stacy Peralta, che sarà poi la sceneggiatrice della pellicola in questione, e protagonista in carne e ossa della storia realmente accaduta. La neo-regista Catherine Hardwicke (reduce dal precedente successo della sua buona e discussa opera prima Thirteen) narra le vicende rocambolesche di questo folle trio di amici che preferisce una tavola di legno con quattro ruote su cui crescere, farsi male, inventare e ingegnarsi, invece di palleggiare in un campo rosso.

Anni ’70, tasche vuote e quartiere povero, tavole da surf e skate sotto braccio comprati al solito negozio "Zephir" di Santa Monica. Stacy Peralta (John Robinson), Jay Adams (Emile Hirsch) e Tony Alva (Victor Rasuk) rivoluzionarono lo skateboard sino a raggiungere la fama mondiale. Un misto di energia, rabbia, entusiasmo, in cui Heath Ledger impersona Skip, un negoziante, dipendente da alcool e sigarette e compagno di avventure dei tre protagonisti. Sebbene non sia un personaggio principale, Heath riesce a dare il meglio di sé in ogni inquadratura e azione, probabilmente aiutato dal fatto che anche nella vita  privata era stato un vero appassionato di skateboard. Un'impersonificazione capace di sprigionare vitalità pura mista a quella follia che sempre lo hanno accompagnato. Durante le riprese Heath affermò di essersi divertito sul set. Pare che proprio il vero Skip Engblom abbia voluto Ledger e nessun altro per far interpretare sé stesso nel film e che sia rimasto addirittura entusiasta della sua recitazione.
 

Nel rivedere la pellicola è impossibile non lasciarsi coinvolgere da un'ondata di rotelle che sembra portare con sè un senso di libertà.

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