27.11.2009 - Marco Boccia Apologo sulle rivoluzioni di tutto il mondo e sul peso che le ideologie politiche hanno in una guerra, Salvador è un film altalenante, che non riesce a tenersi teso e vivo per tutta la sua durata. Ha però due pregi non trascurabili. Il primo, è la capacità di dichiarare i misfatti americani in tema di politica estera, denunciando la continua ingerenza della super potenza americana, in situazioni politiche di altri stati, solo perché bisogna distruggere i comunisti, o per un poco onorevole tornaconto economico. L'altro pregio è quello far emergere il difficile lavoro del reporter, ancor più difficile se si è in un paese in guerra.
Oliver Stone è abilissimo nel mettere in bocca al suo protagonista frasi e concetti che denunciano la politica americana, in contrasto con il modo di fare giornalismo di alcuni colleghi assoggettati al potere, facendo scempio di un’etica della verità che spesso difetta in più o meno illustri giornalismi. Merito del cinema, soprattutto americano, è quello di raccontarci il giornalismo come elemento fondamentale della nostra civiltà, che aiuta il mondo ad aprire gli occhi e a guardare ai propri scempi con più oggettività. |

Salvador
Regia: Oliver Stone
Sceneggiatura: Oliver Stone, Rick Boyle
Interpreti: James Woods, James Belushi, Michael Murphy, John Savage, Elpidia Carrillo, Tony Plana, Colby Chester
Fotografia: Robert Richardson
Montaggio: Claire Simpson
Musiche: Georges Delerue
123 min
USA, 1986
Nel 1980, il giornalista Richard Boyle, dopo essere stato abbandonato dalla moglie Claudia e in piena crisi con i colleghi di lavoro, decide di lasciare la California e recarsi nel Salvador. Porta con sé l'amico Rock, sconclusionato e fallito come lui.
Nel Salvador incalza la guerriglia popolare e la guardia nazionale di estrema destra, armata dagli Stati Uniti di Reagan, semina morte e violenza dappertutto con protervia e cinismo estremo. Richard si pone subito contro i soldati e contro i suoi stessi connazionali, che li sostengono e li giustificano, affermando la sua teoria sulla vera democrazia, del rispetto dell'autonomia e della dignità del popolo salvadoregno. La guerriglia sembra trionfare per un po' e i soldati, temporaneamente abbandonati dagli americani, hanno la peggio: ma le armi arrivano di nuovo e il popolo salvadoregno è costretto a soccombere. Nel Salvador oppresso altro sangue, altre ingiustizie, altri soprusi vengono perpetrati senza che nessuno possa far nulla.
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