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Tutti gli Uomini del Presidente, quando il giornalismo diviene investigazione


27.11.2009 - Marco Boccia

 

Girato nella maniera più lineare possibile, Tutti gli uomini del presidente, è la trasposizione fedelissima di ciò che avvenne nei giorni del Watergate. 
Il film mette in scena il lavoro di indagine, caparbio e instancabile che i due giovani cronisti, Carl Bernstein e Bob Woodward del Washington Post, portarono avanti lottando contro una dura coltre di omertà, paura e fortissimi tentativi di insabbiamento,  e che determinò nel 1974 le dimissioni del presidente Nixon.

L'opera di Pakula è un resoconto dettagliatissimo del lavoro del cronista, soprattutto è un omaggio sentito al giornalismo americano che fa della verifica delle fonti un punto essenziale della propria deontologia professionale. Il film, piatto e non sempre capace di coinvolgere e persuadere, ha il pregio però di portare a galla la vera natura del reporter americano, che è più segugio che pensatore.
Così, Tutti gli uomini del presidente diviene un lungometraggio didattico sul giornalismo e le sue regole, su come la notizia debba essere seguita, verificata, documentata, ma soprattutto sulla capacità di smascherare e denunciare i complotti del potere, riuscendo persino a detronizzare un Presidente degli Stati Uniti.

Riguardando questo film resta l’amarezza  per il giornalismo italiano che, se tutto va bene, riesce ad alzare un polverone, o al massimo a far scoppiare uno scandaletto che non porta ad alcun cambiamento. Tutti gli uomini del presidente svela come "tutto il mondo è paese", dimostrando che certe situazioni si verificano in tutti i poteri forti del mondo. La differenza sta nella forza che certi mestieri hanno di mobilitare e stimolare l’opinione pubblica.
Da vedere e meditare, soprattutto per chi da grande vorrebbe fare questo mestiere.

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