articolo

Il Diritto di Cronaca ha un limite


27.11.2009 - Maria Rosaria Donisi

Era il 1981, quando Sidney Pollack diresse Diritto di cronaca, film di denuncia contro le prevaricazioni e gli abusi in cui la stampa eccede. La giornalista Megan Carter (Sally Field) non esita di fronte allo scrupolo di rovinare l’esistenza del presunto criminale Michael Gallagher (Paul Newman). 

A distanza di ventotto anni, il film è sicuramente un buon pretesto per riaprire la discussione sulle responsabilità del giornalismo impegnato.
Il buon giornalismo si pone in netta contrapposizione all’idea del mercato che tende a mistificare le notizie per aumentare la tiratura, sostenendo l’utopia dell’impegno civico.
Ma qual è il limite che un giornalista non deve oltrepassare quando le indagini sono ancora in corso? Prima regola: verifica delle fonti.
Questa discussione è da sempre al centro del dibattito pubblico nel nostro paese.

La verità è che spesso la caccia agli scandali viene spacciata per senso del dovere e quindi si corre il rischio di sbattere in prima pagina il primo “mostro” che capita. Questa volta, nella pellicola di Pollack, lo sfortunato sembra avere tutte le carte in regola per essere il colpevole. Un padre non troppo onesto fa di lui un probabile criminale.

Il personaggio di Megan Carter finirà, nonostante i suoi buoni propositi, per invadere e devastare la vita privata di chi la circonda. Gallagher farà di tutto per convincere la giornalista della sua innocenza e la conquisterà anche affettivamente. Più di una volta domanderà, a se stesso e alla sua interlocutrice, se a parlare con lui è la donna o la giornalista.
Onesti i propositi di Pollak, forse fin troppo buonista nel rappresentare la linea di demarcazione che separa il diritto di manifestare il proprio pensiero dal reato di diffamazione.

articolo precedente| torna indietro | segnala articolo | permalink | social bookmark | versione stampa | sezione superiore | articolo successivo