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La nuova carne: Crash


08.12.2009 - Andrea Pirrello

Trasporre i romanzi della “beat generation” in immagini in movimento non è certo un operazione semplice. Cronenberg è l’unico ad aver compiuto l’impresa per ben due volte restituendo fedelmente in celluloide lo spirito della parola scritta di due romanzi: Naked Lunch (Il pasto nudo) di William S. Burroughs, e Crash di James Graham Ballard.
 

Entrambi i romanzi sembrano essere stati scritti per l’immaginario del regista, in forte simbiosi con le visioni e le tematiche centrali dell’opera di Cronemberg.
Le vicende di Crash, o sarebbe meglio dire gli incidenti, ruotano attorno a una duplice pulsione fisica: la ricerca di eros e la ricerca di morte. In realtà la morte è solo un eventuale conseguenza. La collisione, l’incidente, le fusioni tra corpi, nell’atto sessuale, e tra corpo e macchina, nell’incidente stradale è il vero tema del film. Ecco il ritorno alla commistione tra organico e inorganico. Una messa in scena lucida e diretta, che non lascia spazio a rappresentazioni metaforiche di uno dei centri di tutta l’opera del regista.
Cicatrici, lividi, protesi ortopediche, carcasse di auto, lamiere contorte sono i protagonisti della pellicola.

L’accostamento del orgasmo al perverso piacere della trasformazione della propria carne, segna l’atto dell’incidente come un bisogno fisico, una necessità di trasformazione. Entrambe sono vere pulsioni primordiali.
Non mette in scena un piacere sessuale, ne si tratta di esibizione erotica.
L’orgasmo e la carne dilaniata dalle lamiere di una Porche sono lo stesso atto. Necessario per istinto. Per i protagonisti l’incidente è una scoperta, una frontiera, non del piacere ma della condizione fisica.
Una necessità di mutazione radicale. In questo il sesso rappresenta la pulsione motrice di ogni cosa, il principio della trasformazione della carne.

 

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