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Il fenomeno irreversibile del cinema


10.12.2009 - Valeria Roccella

“Perché certe azioni sono irreparabili”
“Perché il desiderio di vendetta è una pulsione naturale”
“Perché la storia è tutta scritta con lo sperma e con il sangue”


Un frullato di un osare sbagliato con un pizzico di gratuita provocazione ostentata, il tutto mescolato a riprese volutamente forzate. Ecco Irreversible, figlio della mente dell’argentino di nascita, ma francese acquisito, Gaspar Noè e nipote di tante pellicole e registi passati e non.
Il film, giudicato dalla critica come uno dei più controversi del 2002, è stato presentato in concorso al 55° Festival di Cannes e ha partecipato allo Stockholm Film Festival vincendo, inspiegabilmente, il “cavallo di bronzo”.
Ci vuole davvero una faccia di bronzo per premiare e osannare un’opera alquanto noiosa e banale come questa.
Unico riconoscimento è l’aver ripreso per ben dieci minuti una scena di stupro con pugni e schiaffi annessi facendo quasi scandalizzare il pubblico medio (oltre che farlo alzare data la tale tediosità della scena) e l’aver ingegnosamente fatto usare un estintore come arma mortale. Tutto il resto ha un sapore di già visto e/o non particolarmente interessante.

Riprese atemporali con montaggi a ritroso o salti di avvenimenti? Già visto egregiamente nel 2000 con Memento del bravo Christopher Nolan. Movimenti di macchina volutamente forzati nella prima parte, e poi lunghi e infiniti piani-sequenza nella seconda parte? Troppo eccessivi e non innovativi, un tentativo di presa diretta finito male che porta solo mal di testa e sonnolenza. Per non parlare della colonna sonora che strizza spesso l’occhio ad Arancia Meccanica e al suo mentore Stanley Kubrick, al quale Noè ammette di ispirarsi spesso (ahimé senza riuscirci. Da notare anche la scena finale che richiama Eyes Wide Shut).
Insomma Irreversible cerca di mescolare vari generi uniti debolmente da amore/porno/odio/vendetta (con una Monica Bellucci come sempre quasi muta e auto-doppiata che già fù Malena/donna oggetto e qui non è da meno).

Verrebbe da dire “tanto rumore per nulla”, ma si sa che spesso il successo è inversamente proporzionale alla qualità di un prodotto, purtroppo fenomeno irreversibile nel campo cinematografico.
 

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