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“Le Avventure Erotix di Cappuccetto Rosso” al secolo “Cappuccetto Rotto”


10.12.2009 - Michele Annese

Titoli quali “Biancaneve sotto i nani”, “Tutti i cazzi per Mary” e “7 ani in Tibet” rappresentano per i più delle, non sempre, simpatiche battute venute fuori da qualche mente perversa e malata che si diverte a fare dell’ironia di dubbio gusto. Non tutti sanno che invece, cavalcando l’onda del successo del film vero e per riuscire a farsi notare in mezzo alla miriade di film porno che invadono le videoteche ogni mese, questi, altro non sono, che i reali titoli di pellicole a luci rosse.

Questa usanza risale ad almeno una ventina di anni fa, in cui i registi di questo genere particolare si divertivano nel dissacrare favole e film, per così dire, più seri o forse per andare davvero a scoprire le fantasie erotiche più intime ed ataviche del fruitore, quelle risalenti all’infanzia. Fra i precursori di questa trovata commerciale vi è Franco Lo Cascio, meglio noto come Luca Damiano (ma anche con altri pseudonimi, come la tradizione porno vuole), che sceneggiò e diresse, nel 1993, un film dal titolo “Le Avventure Erotix di Cappuccetto Rosso” e che oggi tutti i cultori del genere conoscono come “Cappuccetto Rotto”. Il film in questione divenne subito un cult per via dei suoi protagonisti e per il modo in cui fu girato.

Intanto, diversamente dai fil porno canonici, non era diviso in scene a se stanti, ma segue una storia ed esiste un montaggio fatto, non solo di diverse angolazioni, ma proprio inerente la trama. C’è una storia, dunque, ed anche questo è importante per diversificarlo da un altro film porno qualsiasi. I protagonisti sono Virna Anderson, che interpreta Cappuccetto, e che tutti conoscono come Barbarella, Ron Jeremy, autentica icona hard, Karin Schubert, passata dai film erotici all’hard e che in quella pellicola aveva la bellezza di 49 anni, non a caso interprete della nonna di Cappuccetto e tanti altri personaggi abbastanza bislacchi da rendere il film apprezzabile non solo per la quantità di carne mostrata.

Saltuariamente il film è interrotto da scene animate che lo differenziano ulteriormente dal porno canonico ed inoltre vi è un doppiaggio divertente e particolare. Se non si esclude, dunque, il porno come genere cinematografico, e si va a cercare bene, all’interno di un calderone che somiglia molto ad un mucchio di pacco taglia, forse, talvolta, si può rimanere colpiti da cosa può spuntarne fuori.

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