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Un film giapponese, un porno italiano: Ecco l'impero dei sensi!


11.12.2009 - Marco Boccia

Perversione, edonismo, sensualità, passione possono portare alla pazzia, al desiderio di morte? Si può spingere la ricerca della passione fino alla morte, solo per possedere, definitivamente, il proprio piacere?

Ecco L’impero dei sensi ,si pone queste domande e né da una risposta definitiva, a tratti destabilizzante. Il film di Nagisa Oshima scende negli inferi della sessualità e la di svela a tutti. La crudezza della messa in scena porta lo spettatore a perdersi nella diatriba tra eros e thanatos, desiderio di vita e di morte si compenetrano annullandosi, fino al finale inteso e lacerante che non lascia vie di scampo.

Oshima mette in scena un rito, un lento ripetersi di gesti che porteranno ad una conclusione, forse inevitabile, ma che lacerano profondamente lo spettatore. L’appagamento del proprio desiderio è l’unica ancora di salvezza e l’unica via percorribile. I due protagonisti restano vittime della propria insaziabile libido, che li porta a ricercare, spingendosi sempre un po’ più in là, l’appagamento del proprio desiderio. Un congresso bulemico di sesso che riesce magistralmente a delineare la fragilità dell’essere umano, grottesco, spesso buffo nell’estenuante ricerca di un piacere passeggero ma forte, squilibrato. Oshima, grazie alla sapiente ricostruzione degli interni, ai colori e all’attenta costruzione degli amplessi che non lasciano nulla all’immaginazione pur non distraendo mai dal rito in atto, fa emergere un intero mondo, un’intera cultura, che non ha paura della propria sessualità ma che, anzi, ne fa un elemento fondamentale.

La differenza sostanziale tra la loro civiltà e la nostra, sta qui, la loro libertà sessuale diviene emblematica. L’elemento più sorprendente è che un film come questo del maestro giapponese, può uscire in Giappone ed essere apprezzato per quello che è, non certamente un semplice porno, mentre in Italia arrivò dopo tre anni e con notevoli tagli, perché noi abbiamo vergogna dei nostri istinti. A questo dovremmo pensare.

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