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De Andrè per sempre


08.01.2010 - Michele Annese

Il 2009, l’ultimo anno in cui mi sono potuto ancora considerare un ventenne.
Nel duemiladieci entrerò a far parte degli enta e quindi, non potendo portare con me il mio sogno di rimanere per sempre un “pischelletto” ecco cosa salvo e cosa butto dalla finestra:
- Addio Videocracy di Eric Gandini;
- Au revoir Wolverine Origins di Gavin Hood;
- Aufidersen A te di Lorenzo Jovanotti.

- Bienvenidos Checco Zalone e il tuo primissimo esperimento cinematografico Cado dalle nubi;
- Bentornato Quentin e tutti i tuoi "bastardi ingloriosi";
- Sempre Fidelis maestro di musica e di vita ed eterno Fabrizio De Andrè.

Denuncia? Indagine? Nulla di tutto questo. Eric Gandini potrebbe fare del suo Videocracy un documentario, invece inscena un'accozzaglia di intervistine e immagini di nudo assolutamente inutili einsignificanti. Cosa resta di questo film? Un titolo assolutamente azzeccato e l’inquadratura del pene di Corona, per altro già ampiamente osservato sui numeri estivi dei giornali scandalistici italiani in ben più ardimentose pose, e dinamiche di scambi di fluidi corporei. All’estero sapranno quello che noi tutti già sappiamo dagli innumerevoli telegiornali che quotidianamente hanno finito di ottenebrare la mente degli italiani. Ecco un fulgido esempio di un italiano che all’estero si lamenta dell’Italia. Troppo facile. Scava, scopri il perché delle cose e poi mostracele, altrimenti imbraccia una macchina fotografica e fai il fotografo, come hai fatto nel tuo film, caro Gandini, e come fanno ogni giorno gli stessi paparazzi che tanto disdegni.

Una coltellata all’addome, questo rappresenta per me, lo spin off degli X-Men, Wolverine – The origins. Il personaggio preferito da tutti noi mutantofili e fumettari ridotto ad una mera operazione commerciale, con poco, pochissimo studio delle tavole componenti le storie dell’artigliato canadese ed anche un pessimo studio di quelli che era stata la precedente trilogia degli X-Men. Ma Sabretoth è importante o non lo è? Una telefonata a  Brian Singer sarebbe stata necessaria.

Non amo molto la musica contemporanea, è vero. Trovo che sia banale. Tuttavia come non emozionarsi sentendo “A te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande”. Ho riprovato la stessa emozione di quando il vigile fermava l’imbianchino che creava problemi al normale defluire del traffico locale e gli spiegava: “Per pitturare una parete grande, non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello!”.
E poi: “Sei come il sole a mezzogiorno”. Cioè picchi, fai sudare e porti a comportamenti accidosi? Ti odio per esserti fatto amare quando vestito come un pagliaccio filoamericano mi facevi cantare “Sei come la mia moto”. È troppo presto per perdonarti caro Lorenzo. Mi consola sapere che il proprietario del mio giornale converrà con me riguardo a quanto scritto.

Tomas Milian, Lino Banfi e Edvige Fenech ti danno il benvenuto grande Checco: erano anni che non ridevo così, ingozzato com’ero di cinepanettoni indigesti di cui la massa andava e va ghiotta. Finalmente una comicità che ricorda quella trash ma abilmente orchestrata con strumenti moderni. Grazie, mi hai dato una speranza, continua così!

Torniamo al cinema impegnato: spaventato andai al cinema consapevole che non avrei retto l’ennesimo buco nell’acqua di uno dei più grandi registi contemporanei. Kill Bill fu molto bello, si lasciò seguire, ma non udii nessuna iena ululare, non ravvisai nessuna telenovela Pulp e tantomeno scorsi i tratti somatici di Jackie Brown. Quasi rabbrividii quando vidi Grindhouse, sgomento nel chiedermi che fine avessi fatto. Eccoti qui, tornato migliore di prima se possibile. Inglorious Bastards restituisce il grande Tarantino al cinema.

Un giornalista è un uomo, e come tale ha delle responsabilità e dei doveri verso il lettore. In questo caso però sono ragioni mie e soltanto mie e che resteranno tali, che mi inducono a dire che porterò sempre il più grande cantautore di tutti i tempi, Fabrizio, sempre con me, anche nel 2010. 

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