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Il tuo "Avatar" č reale o virtuale?


25.01.2010 - Francesca Fiorini Lara

 

L’essenza di Avatar è tutta racchiusa nella complessità dell’animazione, che accosta finzione animata e realtà cinematografica. Nonostante sia stato adulato dalla critica americana per l’utilizzo di effetti speciali di nuova generazione in 3D, che sembrano rendere reali i paesaggi fantastici del pianeta Pandora, la sceneggiatura è piuttosto semplice: il protagonista, Jake Sully, approda su un pianeta sconosciuto che cercherà di studiare, conquistare, scoprire ed esplorare.
Benché la storia di Cameron contenga preoccupazioni contemporanee, il film rievoca le ambientazioni dei romanzi dello scrittore inglese Brian Aldiss. Ma non solo: il regista ha affermato di aver preso spunto dal ciclo dei racconti di Edgar Rice Burroughs intitolati John Carter e i giganti di Marte.

Il film è un viaggio ricco di scoperte e pericoli anche per gli abitanti del pianeta, costretti a nascondersi dalle insidie dei nuovi conquistadores (gli umani). Quando Jake, un ex marine paraplegico, chiamato a sostituire il fratello gemello morto in un progetto scientifico di riconoscimento genetico che lo porterà ad essere trasformato in un avatar controllato dall’esterno in questo nuovo pianeta, conosce Neytiri, guerriera Na'vi, figlia del capo tribù, se ne innamora e viene ricambiato. Da quel momento la sua visione dell'impresa cambia. Lo studio della popolazione locale e le risorse ambientali ostili all’essere umano passeranno in secondo piano.

Non ci sono grandi differenze tra reale e immaginario: le risorse utilizzate, fanno pensare ad una nuova sperimentazione di questo modo di fare cinema in 3D.
Il finale è aperto e lascia un punto di domanda sugli avvenimenti che potrebbero susseguirsi.
Ci sarà un sequel?

In generale le tre ore di film sono invisibili e di fronte alle immagini spettacolari lo spettatore si immerge fino a partecipare mentalmente alle avventure del protagonista.
È un film sconsigliato per chi non è interessato al genere Fantasy.

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