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Il fumetto è arte, ma troppo di parte


25.01.2010 - Andrea Barboni

Per la prima volta, nel 2005, Frank Miller arriva sul grande schermo, in compagnia dell’esperto Robert Rodriguez, per portare nelle sale cinematografiche la sua grandissima esperienza di fumettista.
Un compito arduo, dati i precedenti (Spiderman, Hulk, Daredevil).

Una città nera, la “città del peccato”, dove tutti possono sparire da un istante all’altro. Personaggi che si incrociano continuamente, come le storie che li rendono protagonisti. Malvagi serial killer mafiosi, e giustizieri, ancora più malvagi, si combattono, per difendere le sorti di avide prostitute, che governano la parte vecchia della città a suon di proiettili. Hartigan,interpretato da Bruce Willis, è un poliziotto freddo e all’apparenza insensibile, un cuore di ghiaccio che si sacrifica per salvare la vita di una bambina. Marv è un bestione indistruttibile, che vuole vendicare l’unica donna che lo ha reso un vero uomo. Avvenimenti che si incrociano (forse troppo poco), e personaggi che ritornano spesso, per tessere le fila di una trama, a tratti sorprendente, a tratti incredibilmente scontata.

È sull’aspetto grafico che Rodriguez si concentra maggiormente, vuole dar vita a un cinema differente. Le ambientazioni del film infatti presentano già dalla scena iniziale un qualcosa di nuovo, il classico bianco e nero viene squarciato da un rosso accecante,  che incanta lo spettatore per tutta la durata della pellicola. Un film totalmente girato all’interno di uno studio cinematografico, infatti, tutte le ambientazioni sono frutto di un incredibile lavoro al computer.

La trama però non cambia di una virgola, gli episodi si susseguono elegantemente, ma forse danno troppe cose  per scontate. Il film sembra un trailer di due ore, non si fa in tempo ad interpretare i personaggi che, questi ultimi, vengono brutalmente uccisi. Le storie sono brevi e non riescono a creare molta suspense. Il sangue scorre a fiumi, ma troppo velocemente per poterne sentire l’odore. L’innovazione di Rodriguez e Miller è sicuramente da apprezzare, soprattutto per gli amanti dei fumetti. Sono riusciti a creare una dimensione cinematografica nuova, che mancava da molto tempo nel cinema moderno. Ma, per fare questo, hanno trascurato troppo la parte  romanzata del film. Le carte in regola per definirlo capolavoro ci sono, ma questo aspetto non è da sottovalutare. Purtroppo lo spettatore non riesce ad entrare nella storia, rimane fermo a guardare un racconto che non gli appartiene. Sin City è sicuramente un film da non perdere,ma l’entusiasmo, data l'assenza di trama, potrebbe spegnersi dopo aver premuto il tasto “OFF” del lettore dvd.

 

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