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Apocalypse Now - effetti speciali o storia?


25.01.2010 - Tatiana Bellisario

Il fine giustifica i mezzi fa da padrone assoluto all’intera vicenda di un viaggio incredibile, narrata nel capolavoro del 1979 Apocalypse now di Francis Ford Coppola.
Il regista traduce l’inutilità della  guerra in Vietnam e si concentra sulla ricerca del rapporto tra il colonnello Kurtz (interpretato da un appesantito Marlon Brando), ormai parte integrante del sistema vietnamita di cui si rende un semi-Dio, e il capitano Willard (interpretato da un giovane Martin Sheen), colui che è stato chiamato per porre fine al suo disumano operato.

Durante la traversata primeggia la presenza del colonnello Kilgore; un personaggio prettamente inusuale, specie in quell’epoca, appassionato di surf, ma che ha lasciato un segno indelebile nella storia del film, per la spettacolare scena realistica dell’attacco ai vietcong con il napalm. Celeberrima la frase: mi piace l’odore del napalm la mattina… ha il gusto della vittoria. Scena lontana dagli effetti speciali dei nostri giorni, con una sottile linea di confine dalla storia in cui la realtà della guerra del Vietnam è messa a nudo in quasi tutte le immagini.

 



Una scena di terrore in un’unica inquadratura a scorrimento, quella dell’attacco ai vietcong e l’unico desiderio, in una sola mossa di “eliminare il superfluo”. Un’inaspettata scelta registica in un momento drammatico come quello del bombardamento (vero), ma che fa trasparire un’attualità incredibile a livello tecnico.

Gli effetti speciali sono solo morali per l’epoca in cui fu girato il film, per l’ostinazione del governo Filippino, per la guerra che era in corso, per la difficoltà della location e per le condizioni climatiche ostili. Un insegnamento che non passa inosservato e che resta indelebile nella storia del cinema, quasi a vibrare tra le nostre coscienze; rilevante è una frase che con molta probabilità è la risposta a tutto: detesto l’odore di marcio delle bugie.

La fine del colonnello Kurtz sembrava scritta nell’odore del fetore, che primeggiava in quel villaggio così circoscritto e controllato, così drammaticamente pieno di morte. Ogni dettaglio curato da Coppola ha un significato suggestivo e il momento della morte del colonnello per mano del capitano Willard, scorre terribilmente con il destino di un bue; un parallelismo simbolico e pieno di crudeltà, ma che nell’insieme rappresenta, forse, l’unica scena toccante in uno scenario di totale devastazione.

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