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Il progresso č duro a morire


25.01.2010 - Giordana Guerriero

Ogni buon film d’azione che si rispetti prodotto dalle inesauribili fucine statunitensi ha alla base una buona dose di spettacolarità, che genericamente viene definita dagli effetti speciali. 
È in questa direzione che si muove il cinema action dall’evoluzione dell’informatica e dal suo automatico ingresso nella postproduzione cinematografica. Venti anni fa, quando ancora i computer non potevano fare tutto, le soluzioni adottate dal cinema erano diverse: a livello di sceneggiatura si privilegiava di più la storia e gli effetti speciali avevano un ruolo diverso, ovvero erano chiamati in causa solo nei momenti più spettacolari dei film (ad esempio per scene di esplosioni).

Oggi il computer permette di fare tutto, al punto che non esistono più limiti alla spettacolarità di una sceneggiatura. Prendiamo a confronto Trappola di cristallo, il primo episodio della serie Die Hard, e il quarto capitolo, Die Hard - vivere o morire, e sarà molto interessante constatare come all’interno di una stessa saga, a venti anni di distanza, l’equilibrio fra trama ed effetti speciali si sia lentamente spostato dall’uno all’altro aspetto. Trappola di cristallo è un film del 1988, ambientato tutto all’interno di un grattacielo, dove è in atto un furto con sequestro di ostaggi, e il protagonista, John McClane, un poliziotto di New York, riesce a non farsi catturare con gli altri ostaggi e cerca di contrastare il progetto dei sequestratori. In questa pellicola, ben diretta da John McTiernan, l’azione è distribuita nella trama costruita sull’ambientazione della storia ed è condita di effetti speciali in maniera marginale, laddove la spettacolarità di alcune situazioni esige il supporto visivo di questi ultimi.
Vivere o morire invece gode prima di tutto di venti anni di progresso, e soffre alla stessa maniera di Trappola di cristallo dell’esigenza di rispondere ai canoni del genere d’azione, che negli anni hanno spostato l’ago della bilancia dall’importanza di una trama ben strutturata (anche per coprire i limiti tecnici del mezzo cinematografico) alla pura spettacolarità delle immagini ottenute attraverso l’utilizzo di tecnologie d’avanguardia. In più Vivere o morire ha una storia incentrata su crimini informatici volti alla distruzione delle infrastrutture di un paese al fine di scatenare il caos nella società, perciò già di partenza la trama richiede l’utilizzo di molti effetti speciali.
In questo caso forse è solo colpa del progresso naturale del cinema, che ci fa continuare a preferire Trappola di cristallo, obsoleto ma carico di adrenalina, a Vivere o morire, spettacolare ma tristemente non all’altezza dei suoi precedenti.

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