articolo

Il sospetto è che basti la trama...


25.01.2010 - Marco Boccia

"Il più grande inganno del diavolo è stato quello di far credere al mondo che lui non esiste."

Così dice Verbal (un grande Kevin Spacey) mentre il poliziotto Kujan ( Chazz Palminteri) lo interroga. Proprio questo interrogatorio sarà l’ago della bilancia, l’elemento di equilibrio, di raccordo tra presente e passato. Singer, qui al suo secondo lavoro, riesce a ricreare l’inganno manipolando situazioni e avvenimenti con una sapiente miscela di flashback, montaggio alternato e dialoghi serrati. Questa capacità nel mischiare le carte, senza scadere mai in inutili ripetizioni è la cifra stilistica di questo film.
 

Un groviglio di emozioni, un intreccio suggestionante, una tagliola che scatta in modo inesorabile, mozzando il fiato. I soliti sospetti è un gioco di specchi, una macchina narrativa che, con sapienza, mostra e nasconde, dice e non dice, diverte e inquieta.
La sceneggiatura di Christopher McQuarrle è talmente ben congeniata, con colpi di scena a ripetizione e continui ribaltamenti di prospettive, che porta lo spettatore ad un irrefrenabile gioco di ipotesi e decostruzioni di esse, che ottiene l’effetto sperato, quello di tenere incollati alla poltrona fino al finale rivelatore. Un film che riesce, senza tanti effetti speciali ma grazie alla maestria della regia, all’ottimo lavoro di scrittura e alla bella fotografia, a portare lo spettatore ad immedesimarsi e ad innamorarsi dei personaggi e alle loro vicende.

Qui nasce la domanda, che cosa dovrebbe fare il cinema? Questo e nient’ altro. Ammaliare, affascinare, incantare. La bellezza della pellicola in questione sta proprio nella possibilità che dà allo spettatore di fare congetture partecipando attivamente alla costruzione di senso. Ciò avviene perché non si resta colpiti dalla spettacolarità delle immagini, ma dalla trama, articolata, che fa e disfà in un continuo gioco di rimandi, tenendo lo spettatore sempre sul chi va là, sempre in attenzione per non perdere quel passaggio che potrebbe essere rivelatore. Bryan Singer dimostra con questo film del 1995 che si può fare cinema senza l’uso esasperato di effetti speciali, ma semplicemente, a patto che si abbia una buona storia, un buon gruppo di attori e tanta tanta voglia di divertirsi. 

 

articolo precedente| torna indietro | segnala articolo | permalink | social bookmark | versione stampa | sezione superiore | articolo successivo

 

   

GALLERY CORRELATE- Galleria speciale!


Effetti o testi?