articolo

Fear and Loathing in Las Vegas - Paura e Disgusto a Las Vegas


08.02.2010 - Laura De Gori

Anno del Signore 1971: l’America è avvolta da uno stato di confusione generale, la televisione trasmette le immagini della guerra in Vietnam mentre i “figli dei fiori” appassiscono insieme alle loro idee.

Lo scrittore Hunter Thompson è inviato a Las Vegas per seguire la “Mint 400”, una corsa motociclistica. Da quell’esperienza nasce Fear and Loathing in Las Vegas (Paura e Disgusto a Las Vegas), lo psichedelico romanzo autobiografico pubblicato nello stesso anno dalla rivista “Rolling Stone”.
Raoul Duke e il Dr. Gonzo, pseudonimi dell’autore e del suo amico avvocato Oscar Zeta Acosta,  attraversano il deserto per raggiungere Las Vegas strafatti di droghe. Il libro è un lungo stream of consciousness, un flusso di coscienza di Thompson che descrive le sue visioni, le sue percezioni alterate della realtà provocate dalle droghe allucinogene. Verità e immaginazione si confondono continuamente ed è il lettore a decidere in quale delle due dimensioni si trova.

Lo scopo dell’autore è muovere una critica al fallimento degli ideali che avevano caratterizzato gli appena finiti anni ’60. Il viaggio dei due protagonisti attraverso il deserto ha un significato simbolico: l’abbandono di ogni limite, convenzione sociale o valore. Duke e Gonzo si riducono ad un livello animale e giungono purificati di fronte alla massima espressione della finzione e del capitalismo: Las Vegas. Ma non esiste risveglio catartico nel romanzo perché veglia e incubo si mescolano.

Le sensazioni che descrive il libro sono quelle che Thompson percepisce intorno a lui nel contesto storico in cui scrive: paura, disgusto, orrore, delirio, disperazione di fronte alla scoperta di un sogno perduto, del definitivo abbandono di un’epoca rivoluzionaria che aveva in qualche modo vissuto un’Utopia.


[...] stavamo cavalcando un’onda altissima e meravigliosa... Ora meno di cinque anni dopo, potevi andare su una qualsiasi collina di Las Vegas e guardare verso ovest, e con gli occhi adatti potevi quasi vedere il segno dell’alta marea, quel punto in cui l’onda, alla fine, si è spezzata per tornare indietro [...] .

 

articolo precedente| torna indietro | segnala articolo | permalink | social bookmark | versione stampa | sezione superiore | articolo successivo