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Un “Trip”, nella mente e nell’anima: Drugstore Cowboy


08.02.2010 - Andrea Barboni

Tratto dal romanzo autobiografico di James Fogle, questo film, diretto da un maestoso Gus Van Sant agli esordi, coglie tutti gli aspetti del mondo della droga. Euforia incandescente, mista a paura gelida, sono i sentimenti che, durante tutto il film, si possono cogliere attraverso gli occhi dei protagonisti.
La continua ricerca di situazioni adrenaliniche, porta Bob a vivere in uno stato di totale disinteresse verso tutte quelle cose che non riescono a “farlo sballare”. Si riesce a percepire in ogni situazione la disperata voglia di scappare, di allontanarsi da una realtà che continuamente cerca di tenere ancorata a sè i protagonisti: la dura realtà della tossicodipendenza. Paure che si rincorrono fanno dei personaggi delle pedine di un gioco indecifrabile; la continua ansia riesce a dominare gli istinti, riesce ad allontanare Bob da ogni piacere sessuale. Anime deboli che non riescono a fuggire, corpi trasportati dalla forza di Cocaina e Dilaudid, si fermano a fissare gli occhi, quasi trasparenti, di una ragazza già in overdose da qualche ora.

Gus Van Sant riesce a trasmettere ogni sentimento (suscitando una strana sensazione di fastidio nello spettatore); riesce a portare sullo schermo un grande romanzo, catturandone anche i dettagli meno evidenti. Una qualità, quella del regista, difficile da trovare nel cinema contemporaneo: la forza attribuita alle immagini e alle situazioni va al di là della semplice finzione cinematografica. Van Sant sorprende grazie alla sua incredibile chiarezza di contenuti e alla sua immancabile sensibilità. Il mondo della droga diventa un mezzo tramite il quale esprimere le proprie emozioni, tramite il quale riuscire a vivere. Immagini confuse diventano schemi ben precisi e ordinati nella mente di Bob, un binomio, quello droga-delinquente, che raramente nel cinema è riuscito a trasmettere emozioni forti.

James Fogle ha passato quasi 30 anni della propria vita in carcere e in questo romanzo ha raccontato la droga come pochi avevano fatto prima, come una battaglia destinata a non finire mai. Attraverso la forza della letteratura è riuscito a tramutare in parole una condizione più comune di quanto sia possibile immaginare.
Drugstore Cowboy è un film molto interessante, frutto del lavoro di un regista ancora più interessante. Un “trip” nella mente e nell’anima, un coinvolgente viaggio all’interno di realtà forse incomprensibili ma, sicuramente, molto vicine.



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