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La catarsi che viene a purificarci, Pompeo.


08.02.2010 - Marco Boccia

Il luogo comune vuole che per fare arte sia necessario vivere una vita sregolata, fatta di eccessi.
La società ben pensante invece vorrebbe che tutti fossimo uguali, senza eccessi, normali. Tra queste due concezioni si inserisce la variabile indecifrabile che è l’essere umano, con i suoi cumoli di indecisioni, di inadeguatezze, con le proprie paronie. Per fare arte c’è bisogno di scavarsi dentro arrivando fino al fondo della propria esistenza, per poterla carpire e farla divenire un racconto universale, capace di raccontare milioni di altre vite, di altre sventure.

Per arrivare al proprio fondo c’è bisogno di coraggio, e a volte questo coraggio ha bisogno di un piccolo aiutino; questo aiutino, in certe circostanze, è dato dalle droghe. Non credo siano necessarie per fare arte, ma più semplicemente servono ad alcuni per potersi allontanare dalla mediocre esistenza che qualcun altro ha voluto per noi: è la scelta, non sempre felice, che siamo chiamati a compiere. Questa scelta probabilmente l’aveva compiuta anche uno dei più grandi fumettisti che siano mai nati, Andrea Pazienza. Scelta raccontata dalle sue tavole, dai suoi personaggi. In maniera mirabile viene fuori nell'ultimo lavoro di Pazienza, Pompeo, da molti definito una sorta di testamento spirituale, per me più semplicemente l’ultimo intenso atto di scoperta di se, di svelamento di se, di un grande artista. 
 
Pompeo è un mucchio di roba e di spade, di schizzi di infinito, di china, immagini tagliate, sghembe come sghemba doveva sembrare l’esistenza ad Andrea. È l’ultimo capitolo di un’esistenza fatta di ricerca, di sperimentazione, è forse l’estremizzazione di una condizione dilatata fino all’eccesso, fino all’immortalità. Pompeo è ciò che Pazienza aveva di più caro, è un’immagine che si riflette e ci si restituisce senza storpiature, coerente e fedele, è il bambino impaurito che vive in ognuno di noi, è la catarsi che viene a purificarci, e  — perché no — è un inno alla droga, che Pazienza sapeva bene fosse un mostro difficile da sconfiggere, ma non meno mostruoso della mediocrità a cui molti si sottomettono demolendo la propria personalità. L’ultimo lavoro dell’artista Marchigiano, è la voce fuori dal coro che racconta senza mezze misure i tormenti di una mente, i tormenti di chi per uno schizzo darebbe tutto, per quell’attimo di infinito che spesso porta a una fine prematura e piena di sofferenze.

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