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Persepolis: il dogma della semplicità


16.02.2010 - Monia Raffi

Grazie a Persepolis Marjane Satrapi, giovane artista di origine iraniana, è stata ad un passo dal ricevere l’Oscar per il miglior film d’animazione. La pellicola nasce dal fumetto omonimo (il primo creato da una donna iraniana) in quattro volumi, dove la Satrapi ripercorre la storia della sua vita: dall’infanzia nella Persia dello scià fino all’esilio forzato prima a Vienna e poi a Parigi, mentre sullo sfondo imperversa la guerra e la follia degli uomini, ed il suo Paese diventa un luogo lontano rispetto a quello vissuto e poi sognato da lei e dalla sua famiglia.

La graphic novel diviene quindi lo storyboard dell’animazione, creata assieme a Vincent Paronnaud. Il film fa della semplicità il suo punto di forza, le immagini sono essenziali: si utilizza il bianco e nero per raccontare il passato ed il colore soltanto in apertura e chiusura mentre si narra al presente. Lontano quindi dalle complesse animazioni 3D che negli ultimi anni imperversano su tutti gli schermi, quella della coppia Satrapi/Paronnaud è un’opera dal gusto sostanzialmente artigianale, dove si possono ancora notare il carboncino e l’acquarello utilizzati in origine per il fumetto. Come tutto ciò che ha un sapore retrò anche Persepolis ha in seno quella malinconia capace di coinvolgere lo spettatore durante tutta la pellicola.

A colpire è soprattutto il fatto che questo “cartone animato” racconti una storia realmente vissuta e come la Satrapi voglia ricordare che l’Iran non è sempre stato un mero campo di battaglia ma, che un tempo sia stato anche quella Persia ricca di storia, tradizione e magia che in parte proprio l’Occidente ha contribuito a distruggere.

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