04.03.2010 - Giulia Dalla Negra “ (…) Agli interpreti solisti della troupe è richiesta una prova estrema e rischiosa: dovranno spingersi verso quel confine sottile della loro arte in cui a una grande adesione emotiva e di verità, che coinvolge anche i loro corpi incarnanti oscenamente la sacralità del disagio, va unita una tecnica d’attore/atleta, come fossero funamboli che danzano sopra fili sospesi del magma linguistico di Tarantino, pronti al lirismo più sublime e al più volgare sberleffo da avanspettacolo. (…)” Così Valter Malosti, regista, attore e artista visivo, descrive il percorso compiuto insieme al proprio cast nell’affrontare i Quattro atti profani di Antonio Tarantino, e nel continuo demolire / ricostruire l’opera dell’autore, in modo da dare forma, attraverso un complesso intreccio linguistico, a un nuovo impianto narrativo. Colpisce, all’interno di una struttura drammaturgica così dinamica, la scelta del regista di mantenere una scenografia fissa per tutti i quadri. Sono gli attori a servirsi della scena, a renderla viva attraverso l’azione e a cambiarne visivamente l’assetto. Così in Stabat Mater Maria Croce (Maria Paiato) in una casa piccola come una cabina telefonica, racconta sé stessa con ironica disperazione: Maria è costretta a vendersi, ma lo fa con la dignità di una madre che lotta per mantenere un figlio avuto da un uomo sposato e che ora non si trova più, forse arrestato per questioni politiche. Un figlio inaspettatamente capace, che ha provato a lasciare dietro di sé il degrado in cui è nato ma, come sottolinea Maria stessa: “L’intelligenza ai poveri non ci fa bene.” Quando il sipario si chiude, l’impressione è di aver ascoltato un unico lungo racconto. Il racconto dei racconti. La vicenda di tutti i tempi che non ha ancora trovato la sua conclusione. Le vite descritte da Tarantino non sono che il riflesso dei dubbi di un’umanità intera. Il più grande merito di Malosti è proprio quello di aver reso visibile il legame tra “loro” e “noi”, tra scena e cruda realtà. |

TEATRO ELISEO
ROMA 2 -14 marzo 2010
QUATTRO ATTI PROFANI
(Stabat Mater, Passione secondo Giovanni, Vespro della Beata Vergine, Lustrini)
di: ANTONIO TARANTINO
regia: VALTER MALOSTI
interpreti: Maria Paiato, Valter Malosti, Mauro Avocadro, Michele di Mauro, Mariano Pirrello
scene: BOTTO & BRUNO
suono: GIUPI ALCARO
luci: FRANCESCO DELL'ELBA
costumi: FEDERICA GENOVESI
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