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Pomodori verdi fritti e la frittata di film


05.03.2010 - Maria Carmela Paiano

È un bel film ma che non regge il passo con il libro, che non è semplicemente bello, è magico!

Una donna di cinquant’anni, insoddisfatta della sua vita, fa la conoscenza di un’anziana signora in una casa di riposo. Questa è la scusa per riportare a galla i ricordi di oltre mezzo secolo prima, quando la Grande Depressione ha condotto l’America sull’orlo della catastrofe, quando le donne single erano delle poco di buono, quando i neri erano “negri” e non potevano entrare negli stessi locali dei bianchi.

Tutta la storia ruota intorno alla sgangherata tavola calda in un paesucolo dell'Alabama che è il centro di un micro-universo. Cuore di tutto sono le due donne che gestiscono il caffè: Idgie e Ruth. Loro, ma anche Evelyn e la signora Ninny Threadgoode, sono personaggi a cui è impossibile non affezionarsi. E questo sia nel libro che nel film, perché quindi il film mi ha deluso? Entrambi raccontano una storia tutta al femminile ma, mentre nel romanzo la storia d’amore lesbico tra Ruth ed Idge è al centro, e se ne parla con grande naturalezza e tranquillità, nel film è sottovoce: si intuisce questo grande amore, ma non viene strillato come nel romanzo. La bravura dell’autrice è stata nell’essere riuscita a scrivere una storia leggera e frizzante, sotto la quale premono in realtà argomenti potenti, e ci si trova a riflettere sulla condizione femminile di oggi e di allora, sull’emancipazione razziale, sul valore degli anziani nella nostra società.

È un romanzo intenso, bellissimo...e dolorosamente allegro. Leggetelo, del film potete fare a meno…. Alla fine non riuscirete ad usare il miele senza pensare all'incantatrice di api.........

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