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L'amore ai tempi del colera, una prova di coraggio


05.03.2010 - Andrea Zanacchi

 L’amore ai tempi del colera, una storia narrata con sapienza da un maestro della letteratura, Marquez, non stupisce il fatto che abbia penato molto il produttore Scott Steindorffe prima di avere i diritti per la trasposizione cinematografica, di uno di quei romanzi che non può certo essere dimenticato. Marquez narra un amore straziante, deludente che porta allo sfinimento il cuore dei protagonisti che come per tutti i suoi romanzi,  non appartengono a classi di identificazione precise,  non ci sono buoni o cattivi ma semplicemente uomini e donne pieni di quell’incoerenza propria delle emozioni.

Una prova di coraggio, quella del regista , di portare sul grande schermo un mostro sacro della letteratura, molte le parti tagliate, ma come potrebbe essere altrimenti,  e forse si sono lasciati trasportare troppo dall’idea dell’amore come punto di forza emozionale, trascurando la crudezza di cui è piena la narrativa di Gabo, che nasce  tradizione di un popolo di cui egli stesso è stato voce; per essere più chiari non parlo di quelle scene di sesso che sfiorano la comicità, mi riferisco, per fare un esempio, piuttosto alla decisione, per ovvi motivi cinematografici, di concludere il film con versi pieni di dolcezza e amore, trascurando la conclusione reale del romanzo,  più ironica e divertente, cinematograficamente funziona ma è un’altra cosa.

Nonostante ciò si è riusciti a portare un frammento importante della letteratura mondiale in pellicola in modo discreto,  permettendo a chi non conosce Marquez, di emozionarsi e riscoprire, forse, un amore di cui si sono perse da troppo tempo le tracce.

 

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