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The Hours: per sempre o un solo istante


05.03.2010 - Giulia Dalla Negra

“Guardare la vita in faccia, sempre. Guardare la vita in faccia, riconoscerla per quello che è al fine di conoscerla, amarla per quello che è, e poi metterla da parte. (…) Per sempre gli anni tra di noi. Per sempre gli anni. Per sempre l'amore. Per sempre le ore.”


Per sempre o un solo istante. Sospesa tra due semplici espressioni vive la consistenza di un addio. E’ con queste parole che Virginia Woolf nel romanzo The Hours di Michael Cunningham (1999 premio Pulitzer) prende congedo dalla vita quotidiana e dalle ore trascorse con suo marito. Pensieri pesanti, paure irrisolte e un disagio invisibile anche se troppe volte confessato.
Il mondo interiore di Virginia contiene, nella sua complessità emotiva, la chiave per comprendere la struttura psicologica degli altri personaggi che abitano la storia e consente alla narrazione di passare continuamente da un piano puramente diegetico a uno simbolico e introspettivo.

Per sempre o solo un giorno. Un giorno nella vita di tre donne, un giorno nello scorrere del tempo di tre momenti storici in tre diverse città che, in un processo di “magica” identificazione,si fondono in un’unica vicenda: nei dintorni di Londra, verso la metà degli anni venti, Virgina Woolf lotta contro la malattia mentale che la sta consumando, mentre cerca di scrivere il suo romanzo Mrs Dalloway; nella città di Los Angeles, nella seconda metà degli anni quaranta, vive Laura Brown persa nella lettura di quello stesso libro, che la sta portando alla convinzione di voler stravolgere la propria vita; nella New York di oggi abita Clarissa Vaughan, moderna Mrs Dalloway, intenta ad organizzare una festa in onore del suo amico, poeta ed ex amante Richard che sta morendo di Aids. Cunningham dà vita a uno spazio letterario di sorprendente concretezza, cura attentamente la caratterizzazione dei personaggi e descrive con minuzia i rapporti che gli uni instaurano con gli altri.

Difficile pensare all’immagine di un racconto che sembra articolarsi soprattutto grazie alla parola. Eppure Stephen Daldry (regista) e David Hare (sceneggiatore) sono riusciti nel 2002 a rendere visibili sul grande schermo le tensioni psichiche dei personaggi di Cunningham, riportando in superficie gli eventi della narrazione. L’uso della macchina da presa e la scelta del montaggio alternato hanno permesso al regista di legare una scena all’altra ottenendo un effetto di naturale contemporaneità assente nel romanzo. La meticolosa trattazione psicologica delle protagoniste in parte  è venuta meno in favore della fluidità del racconto: una frase di Mrs Dalloway, ad esempio, è pensata da Virginia, letta da Laura e pronunciata da Clarissa, in un continuum temporale che solo il cinema permette di creare. Hare ha eliminato alcuni passaggi e ne ha modificati altri, scegliendo di ridisegnare il rapporto tra Laura e il figlio, in modo da esplicitarne difficoltà e disagi soltanto verso la fine del film, e decidendo di esasperare la drammaticità di alcuni dialoghi.
 

“Per sempre gli anni tra di noi”

Uno su tutti l’ultimo scambio tra Virginia Woolf e il marito.

 

“Per sempre gli anni.”

Scrive Virginia e contemporaneamente affonda nell’acqua, lontana dalla vita.

 

“Per sempre l'amore. Per sempre le ore.””

Per sempre o solo un istante. Sullo schermo e tra le pagine di un libro.


 

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