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L’orologio a Cockoo è passato di moda


11.03.2010 - Andrea Barboni

I Cockoo nascono nel 2005 ad Asti. La loro esperienza di “gruppo emergente” si consolida soprattutto grazie alla partecipazione a vari concorsi musicali, nei quali riescono ad ottenere ottimi risultati. La vera svolta arriva nel 2009 quando Max Zanotti dei Deasonika decide di produrre il loro lavoro “La teoria degli atomi” anticipato dall’uscita del singolo “Voodootech”. Visitando il “loro spazio”, in rete, ci si trova subito di fronte ai loro pezzi. Il primo singolo, Voodotech, non dà sicuramente una grande impressione di originalità al primo ascolto, il pezzo si apre con un riff di accordi di chitarra, che ricorda molto atmosfere “spagnoleggianti”, poi l’aggiunta del battito di mani (stile flamenco),conferma questa tendenza. Il brano comunque non delude, messo a confronto con gli altri, si mantiene sempre sulla linea del Pop/Rock senza allontanarsene mai tanto.

La teoria degli atomi, brano che da il titolo all’intero album, è un incrociarsi di sensazioni. Dal punto di vista vocale, ricorda la più “scontata” tradizione di musica neomelodica italiana, a livello strumentale,poi, non lascia molto spazio alla fantasia. Synth di sottofondo e “quattro quarti” standard non emozionano più così tanto, in alcune battute viene quasi a mancare il groove necessario al coinvolgimento dell’ascoltatore. Il brano più interessante è sicuramente Seta porpora che già dall’attacco sembra portare sensazioni nuove. Comunque l’assolo di voce iniziale è debole, molto debole, non si addice all’aggressività della canzone, che a differenza degli altri brani è più “secca” da un punto di vista melodico, ma sicuramente rilascia un’energia alquanto travolgente, diventa quindi il brano più coinvolgente e meno malinconico,il più piacevole all’ascolto. Con Senza far rumore i Cockoo cercano di approdare su un alternative da atmosfera, ma inevitabilmente sbarcano sul Pop più sdolcinato.

L’accordo reverse, in apertura, accompagnato dal pianoforte, sembra promettere qualcosa di buono, con l’attacco della voce, però, tutto si spegne, e sembra di ascoltare la colonna sonora di un film drammatico di seconda categoria, dove il protagonista piange perché la sua amata vuole “un periodo di pausa”. Il progetto dei Cockoo non va sottovalutato, perché ogni pezzo sembra avere un grande lavoro alle proprie spalle, ma, le “novità” portate da questi giovanotti, sono veramente poche, pochissime. Niente suona “diverso” dalla tradizione. E’ vero che ormai, la ricerca di originalità, è diventata un’impresa che solo pochi eletti riescono a raggiungere, ma questo non significa che bisogna buttarsi a testa bassa su ciò che già “funziona”. Questi ragazzi hanno tutte le carte in regola per farsi valere nel mondo della discografia, dovrebbero, però, allontanarsi da un modo di fare musica ormai troppo scontato, e soprattutto, sentito e risentito.

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